C’era una volta un tempo in cui le infrastrutture di trasporto – porti, strade, ferrovie – erano solo dei grandi oggetti fisici. In cui il tema era costruirle e manutenerle, e in cui la loro efficienza si misurava in lunghezza, capacità e durata.
A&F LIVE: Il dossier
Quel tempo è finito. Non nel senso che le infrastrutture abbiano perso la loro dimensione fisica, quella resta – con tutti i temi connessi. Ma perché a quella dimensione se ne è sovrapposta una seconda, digitale, che ha reso ogni infrastruttura una piattaforma in grado di generare o raccogliere un’enorme quantità di dati, il petrolio del terzo millennio, da dare poi in pasto ad algoritmi e Intelligenze artificiali perché li trasformano in servizi e li valorizzare economicamente. Siamo nel tempo delle strade smart a prova di guida autonoma, della manutenzione predittiva, dei moli automatizzati, dei sistemi logistici integrati capaci di accompagnare la merce dalla fabbrica al consumatore.
Il salto che manca
Anche questa nuova dimensione delle infrastrutture – chiamiamola intelligente – ha beneficiato negli ultimi anni in Italia del traino eccezionale del Pnrr. Secondo l’Osservatorio di settore del Politecnico di Milano l’anno scorso la spesa in tecnologie digitali è aumentata del 16 per cento, raggiungendo quota 1,36 miliardi di euro, concentrata soprattutto sulle reti energetiche.






