Oltre un secolo fa il fondamentale contributo alla progettazione del Canale di Suez e la realizzazione del Beacon Hill Tunnel di Hong Kong. In tempi più recenti la nuova linea circolare della metropolitana di Copenaghen e il terzo set di chiuse del Canale di Panama. La presenza degli ingegneri e dei costruttori italiani nelle grandi opere infrastrutturali all’estero è di grande rilevanza da sempre. Secondo un recente report di Sace, al momento le imprese italiane del settore delle costruzioni sono presenti in 73 Paesi e coinvolte in oltre 640 opere per un valore complessivo che supera i 100 miliardi di euro. Quelle attive nei cantieri infrastrutturali (in particolare trasporti ed energia) e nell’edilizia realizzano all’estero un quarto del proprio fatturato: dopo dieci anni di crescita ininterrotta, con l’unica eccezione del 2020, anno dell’esplosione del Covid, questa quota ha raggiunto anche un valore superiore, il 27% del fatturato del settore.

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Il valore del made in Italy

Un settore in continua crescita, con un valore riconosciuto del Made in Italy che si estende anche all’export di materiali da costruzione: nonostante il calo, per via della stagnazione dell’economia tedesca e francese, la filiera lo scorso anno ha movimentato vendite all’estero pari a circa 12 miliardi di euro. In questo contesto si pone la nuova scommessa di Simest, con la costituzione del Plafond Investimenti Infrastrutture, uno degli strumenti previsti dal Piano d’Azione per l’Export promosso dalla Farnesina. «Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere tutta la filiera, comprese le Pmi, nel momento in cui le grandi imprese italiane si aggiudicano un’opera infrastrutturale all’estero», afferma Vera Veri, chief investment officer di Simest.