Il «fascismo eterno» come modo di bollare la destra e escluderla pure dalla corsa al Colle Bene Meloni a smontare il gioco. Ora il centrodestra rappresenti tutte le culture anti sinistra
a
Da quando lunedì scorso Giorgia Meloni, ospite di Nicola Porro (lui censura noi e Il Tempo, ma noi, che siamo liberali sia nella predica che nella pratica, non siamo così infantili da censurare lui), ha evocato la possibilità che nel 2029 il centrodestra esprima una candidatura alla Presidenza della Repubblica, a sinistra sono letteralmente impazziti. Ieri su Repubblica, con sprezzo del ridicolo, un uomo altre volte spiritoso come Pierluigi Bersani è arrivato a sostenere che un candidato Presidente debba avere un «rapporto intimo» con la Costituzione. Non è uno scherzo, l’ha detto davvero.
Ma, gaffes e fissazioni a parte, è come se il Quirinale fosse «cosa loro», come se l’idea di un Presidente non espresso dal vivaio Pd fosse una profanazione, come se l’altra mezza Italia (quella non comunista o cattocomunista) fosse dotata di una cittadinanza soltanto di serie B. Davanti a queste reazioni isteriche, occorre mantenere un profilo razionale, calmo e addirittura sorridente rispetto alle ossessioni e alle furbate della sinistra. Le ossessioni e le furbate, appunto. Appartengono alla prima categoria le costruzioni retoriche e le mistificazioni assortite con cui i nostri progressisti vedono fascismo e fascisti dappertutto, tentando di infilare a forza ai loro avversari fez, stivaloni e camicia nera.







