Dice Michele Serra che Giorgia Meloni non deve inventarsi una sinistra che incita all’odio e rallegrarsi del «livello fisiologico dell’odio politico nel nostro Paese». Bisogna allora rinfrescare la memoria agli smemorati. Fin dalla vittoria di Giorgia Meloni al voto politico del settembre 2022 il plotone antimeloniano si mette in moto sparando proiettili verbali. Cominciando dalla filosofa Rosi Braidotti. Meloni per lei fa propaganda scatenando la sua faccia «rabbiosa e cattiva», è autoritaria, prepotente, sostenitrice del patriarcato. Usa come Putin toni misogini e omofobi. Insomma è una che fa paura.

La premier si è insediata da poche settimane, siamo nel novembre del 2022 e uno dei campioni dell’antimelonismo, Massimo Giannini, fa il suo affondo: lo sbarco di donne e bambini dalla Humanity 1 a Catania è uno sbarco «selettivo» che ricorda i treni che portavano gli ebrei nei lager. L’evocazione del fascismo non ha funzionato? Si prova col nazismo. Giannini si accoda a Luciano Canfora che afferma che Meloni è nazista nell’anima (si becca una querela, poi ritirata) e dà il via alla revanche antifascista per le elezioni perse con il libro “Il fascismo non è mai morto”. Più raffinata Chiara Valerio che ammonisce: «Chi evoca padre e madre evoca il fascismo del sangue». Poi c’è Tomaso Montanari che difende la tesi di Canfora: «È dimostrabile con i testi che molte affermazioni di esponenti di questo governo sono le stesse che usava Hitler...». A quello di Canfora seguiranno altri pamphlet molto poco scientifici: “Il ritorno della bestia” di Paolo Berizzi e “Nero indelebile” di Mirella Serri che conquista subito punti nei talk show anti-destra.