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Paolo Condò

I c.t. smentiscono i critici sulle rose del nostro campionato, che oscilla sempre tra la valorizzazione dei giovani e il rimpianto dei campioni perduti

Al fixing dei 25 giorni di Mondiale, e dunque a due settimane dalla finale, la squadra italiana più rappresentata continua a essere il Milan, e con un margine notevole sulle altre: sono ancora 8 (su 10) i giocatori rossoneri dentro la competizione, più Gonzalo Ramos appena ingaggiato. Naturalmente resta da vedere se alcuni di loro, vedi Leao, Jashari e Gimenez, faranno parte del futuro del club, ma intanto molti discorsi che abbiamo fatto sulla modestia della rosa contrastano con le scelte dei ct, e almeno per ora col rendimento delle loro nazionali. Maignan e Rabiot, per esempio, sono due forti candidati al titolo mondiale in ruoli da protagonisti.

Pulisic si è ripreso in tempo per guidare gli Stati Uniti verso livelli inediti o quasi. Leao ha giocato soltanto la partita con la Croazia, ma è stato il suo cross per Ramos a mandare a casa Modric (per restare sul Milan). All’alba degli ottavi la serie A era rappresentata ancora da 32 uomini (più 2 in B), e siccome è sempre il palcoscenico a fare il giocatore va dato grande risalto al marocchino El-Aynaoui, discusso a Roma ma cui qui il ct Ouahbi ha risparmiato soltanto gli ultimi 7 minuti di una gara ormai vinta. Per il resto, insostituibile. Oppure al perno della difesa messicana Vasquez, colonna del Genoa. O ancora alla spina dorsale svizzera che va da Akanji a Freuler, e quando Ndoye l’altro giorno ha segnato ci è venuta nostalgia delle giocate bolognesi.