PADOVA - Tutto è nato durante la giunta fuori porta di fine giugno, quando il presidente della Regione Alberto Stefani ha voluto svolgere la riunione con i suoi assessori a Villa Beatrice d’Este a Baone. In quella occasione ha consegnato a Filippo Giacinti la delega allo sviluppo del marketing territoriale dell’area delle Terme e dei Colli Euganei con l’obiettivo ben preciso di rilanciare i due territori, unendoli sotto un unico marchio, cercando di “rimorchiare” i turisti stranieri. Soprattutto gli americani, abituati alle distanze e quindi i più appetibili da attirare inserendo il territorio nei pacchetti verso Venezia e Padova.
Assessore Giacinti, tra le tante deleghe tecniche, tra cui quella pesante al bilancio, ora ne ha una più “divertente” e dinamica, qual sarà la sua priorità in questo campo? «Devo iniziare subito gli incontri con i portatori d’interesse. Tutti dobbiamo sapere che stiamo parlando della più grande destinazione termale europea e del primo polo per strutture e capacità ricettiva. Parliamo di una tradizione millenaria che dobbiamo assolutamente rimettere in marcia, unendola all’area dei Colli Euganei, che è unica al mondo». Quindi qualcosa non è stato fatto finora, cosa? «Bisogna risolvere alcune criticità legate alle difficoltà di dialogo, ma anche ad un ricambio generazionale, perché i giovani non vanno più alle Terme. Serve un nuovo brand, che spieghi quanto sia favoloso, unico e straordinario questo territorio, che attragga quindi persone di tutte le età».Come intende far dialogare il mondo delle Terme con quello della tutela e valorizzazione dei Colli Euganei? «In realtà il mondo è lo stesso e c'è già l’Ogd (organizzazione di gestione della destinazione) che riunisce tutti gli attori di questi territori, tra artigiani, commercianti, ristoratori, e i tantissimi protagonisti del cosiddetto turismo lento. Quindi serve far conoscere meglio il territorio al di fuori dei nostri confini. Vanno attirati i turisti stranieri, cercando mercati che finora non sono stati esplorati come quello statunitense». Perché gli americani? Per Venezia? «Gli americani sono abituati a prendere più aerei in un giorno e quando vengono in Italia volano da Milano a Napoli senza problemi, quindi figuratevi quanto possa essere semplice per loro andare alle Terme e sui Colli da Venezia. Noi dobbiamo intercettare chi va in laguna e portarlo qui, sfruttando anche Padova e Urbs Picta. Non solo americani però anche il mercato asiatico e arabo potrebbe essere interessante».Sembra semplice, ma poi serve un piano di comunicazione ben preciso, degli accordi commerciali, altrimenti continueranno ad andare a centinaia di chilometri di distanza. Come vi muoverete? «Certo, il mio compito sarà quello di creare un piano marketing regionale insieme a tutti gli attori. A metà luglio li incontrerò per iniziare a stenderlo e per capire come cambiare lo storytelling. Serve che sia esperienziale, che si utilizzino le nuove tecnologie, i social network e i bandi regionali per trovare i fondi. Su questo dobbiamo fare squadra con tutti i sindaci e con il presidente del Parco Colli».I Colli Euganei sono diventati due anni fa anche riserva della Biosfera Mab Unesco: non c'è già un prestigioso marchio per il marketing territoriale? O funziona male? «No, funziona bene, ma devono camminare in parallelo. Il turismo naturalistico deve camminare con quello psicofisico ed enogastronomico. Prima, in media, la gente si fermava alle Terme per 12 giorni, ora appena tre. È un turismo troppo mordi e fuggi, che tra l’altro compromette anche l'efficacia delle cure termali». Turismo lento ed enogastronomia sono in forte crescita: come intende potenziare le infrastrutture come piste ciclabili, sentieri e trasporti ecologici? «Coordinando tutto ma dando responsabilità a chi ha le competenze nelle varie materie. Noi abbiamo investito 4,5 milioni di euro per coinvolgere tutti e insieme a loro voglio concordare gli strumenti migliori. Se c’è da potenziare, potenzieremo. Però dobbiamo remare tutti dalla stessa parte. I Comuni devono lavorare sulla rigenerazione urbana, riconvertendo gli hotel e gli edifici dismessi perché per rilanciare serve la bellezza».C’è già un nome per questo brand? «No, ma è una delle prime cose su cui voglio lavorare da subito. Servirà realizzare uno studio per trovarne uno che intrecci il mondo del benessere psicofisico, immerso in un contesto naturalistico e culturale, richiamando Venezia e Padova. Abbiamo tanti begli esempi, come le colline del Prosecco, ma non dobbiamo essere invidiosi. Anzi, i successi dell’uno potrebbero essere i successi dell'altro».







