L’intesa preliminare raggiunta tra easyJet e il fondo statunitense Castlelake segna una potenziale svolta nel panorama del trasporto aereo europeo.
La compagnia britannica ha infatti accettato la quinta proposta avanzata dall’investitore americano, sulla base di una valutazione complessiva di circa 6 miliardi di euro (5,23 miliardi di sterline), pari a 690 pence per azione. Il prezzo implica un premio del 23,6% rispetto alla chiusura di Borsa di venerdì 3 luglio.
La resa di easyJet non è stata però immediata. Nelle settimane precedenti, il consiglio di amministrazione, presieduto da Sir Stephen Hester e guidato dall’amministratore delegato Kenton Jarvis, aveva più volte respinto gli approcci definendoli “altamente opportunistici”. Le offerte iniziali, partite da 560 pence per azione, apparivano mirate a sfruttare il temporaneo indebolimento del titolo. La dirigenza ha tuttavia scelto una strategia accorta: concedendo una due diligence limitata, ha indotto Castlelake a rivedere al rialzo la proposta, massimizzando così il valore per gli azionisti.
Il paradosso easyJet risiede nei numeri. Pur penalizzata dal mercato, la compagnia dispone di fondamentali industriali robusti. Nel primo semestre del 2026 ha registrato una perdita ante imposte di 552 milioni di sterline, ma può contare su 4,7 miliardi di liquidità, su un traffico passeggeri in crescita del 6% e su una divisione vacanze, easyJet holidays, in espansione del 22%. Il potenziale inespresso del titolo, unito al patrimonio degli slot scarsi e preziosi nei principali scali europei, l’ha resa un obiettivo appetibile.












