Sono tornati nel loro rione, nei loro quartieri, in alcuni casi, nelle loro abitazioni. Uno alla volta, senza tanto clamore, provando - nei limiti del possibile - a non fare tanto baccano. Hanno scontato - chi più e chi meno - oltre venti anni di reclusione, condanne definitive per reati gravissimi, che vanno dall’omicidio all’accusa di essere capi e promotori di cartelli strutturati come l’Alleanza di Secondigliano o il clan Mazzarella. Boss scarcerati, irriducibili, che tornano in possesso della propria libertà (o di una parte di libertà, al netto delle misure di sorveglianza destinate a soggetti ritenuti pericolosi), dopo aver trascorso un pezzo della propria vita in cella, spesso in condizioni di detenzione rigorosa, vedi alla voce carcere duro. C’è chi è stato condannato a trent’anni di galera e ne ha scontato qualcuno in meno, grazie al cosiddetto calcolo dei giorni (la buona condotta, che defalca tre mesi per ogni anno), c’è chi invece ha ottenuto il beneficio del trasferimento in una condizione meno afflittiva di una cella, come la permanenza in una casa lavoro. Hanno tagliato i ponti con il passato - almeno fino a prova contraria - si affacciano in una realtà completamente cambiata.