Una condanna che va oltre il singolo caso e richiama l'Italia a una riflessione sul modo in cui vengono affrontate le denunce di violenza domestica. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha censurato lo Stato italiano per non aver garantito un'indagine tempestiva, approfondita ed efficace in una vicenda di maltrattamenti, rilevando inoltre che alcune motivazioni contenute nella richiesta di archiviazione della Procura di Benevento riflettevano una cultura «sessista e stereotipata».
Al centro della pronuncia c'è il caso di Audrey Ubeda, cittadina francese di padre spagnolo e madre campana, che cinque anni fa denunciò l'allora compagno per ripetute violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Dopo la denuncia, la donna e i due figli furono inseriti in una struttura protetta, dove sarebbero rimasti per tre anni e mezzo. Nella sentenza depositata il 2 luglio, i giudici di Strasburgo evidenziano che il procedimento penale non ha rispettato i requisiti previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.Etna in eruzione, cenere e nuvola di fumo: l'aeroporto di Catania sospende l'arrivo dei voliL'indagine, si legge nelle motivazioni, non è stata né tempestiva né sufficientemente approfondita. Analoghe criticità vengono rilevate sul versante civile: il Tribunale per i minorenni ha impiegato oltre tre anni per pronunciarsi sulla responsabilità genitoriale dell'ex compagno, senza cogliere pienamente la gravità delle accuse di violenza domestica. La vicenda La vicenda giudiziaria nasce nell'aprile 2021, quando Audrey denuncia l'allora compagno, padre dei suoi due figli, per ripetute violenze fisiche e psicologiche consumate tra le mura domestiche, in un paese dell'Avellinese, spesso in presenza dei bambini. Agli atti resta l'episodio di un coltello puntato alla gola della donna mentre in televisione si parlava, per una beffarda coincidenza, di un femminicidio: la pm dell'epoca lo derubricò a «scherzo di cattivo gusto». Quanto alle accuse di violenza sessuale, aveva sostenuto che fosse difficile dimostrare l'assenza di consenso, ritenendo normale che un uomo dovesse superare una minima resistenza della donna all'interno di una relazione stabile. Quella richiesta di archiviazione, respinta dal gip, costrinse il procuratore capo di Benevento ad affidare il fascicolo a un'altra magistrata, Marina Colucci, che dispose nuove indagini e ottenne il rinvio a giudizio. Pochi giorni fa è arrivata la sentenza: l'ex compagno è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi, ma resta libero in attesa dell'appello. E solo nel 2024 il Tribunale per i minorenni di Napoli gli ha revocato la responsabilità genitoriale. Il ricorso Parallelamente, però, Ubeda decise di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo, su ritardi e discriminazioni da parte della giustizia italiana, che si è espressa pochi giorni fa. Per la Corte europea, quanto contenuto nella richiesta di archiviazione riflettono «una cultura sessista e stereotipata», capace di alimentare fenomeni di vittimizzazione secondaria nelle aule giudiziarie. La Corte di Strasburgo ha inoltre stabilito che lo Stato italiano dovrà risarcire Audrey Ubeda e ciascuno dei due figli con 15 mila euro per danni morali, oltre a riconoscere 15 mila euro complessivi per le spese legali. «Per me è una rivincita», ha commentato Audrey Ubeda. «La decisione della Corte europea deve servire affinché una donna vittima non si ritrovi più davanti a parole del genere scritte da un magistrato». La donna ha annunciato che destinerà parte del risarcimento a un'associazione che l'ha sostenuta durante il percorso giudiziario. Le polemiche La sentenza ha riacceso il dibattito sulla preparazione degli operatori chiamati ad affrontare i casi di violenza di genere. La senatrice Valeria Valente chiede formazione obbligatoria per chi opera nei procedimenti su violenza di genere. Sulla stessa linea Elena Biaggioni, coordinatrice della rete avvocate di D.i.Re, che ricorda come quella pronunciata nei confronti dell'Italia sia la nona condanna della Corte europea in materia di violenza contro le donne. Per Differenza Donna, la presidente Elisa Ercoli ha osservato come la violenza maschile continui a essere ridotta, nelle prassi giudiziarie, a semplice conflitto familiare, esponendo le vittime a nuove forme di violenza istituzionale. Nemi, 37enne cade da un albero al lago e un ramo resta conficcato nel petto: è al San Camillo in gravi condizioniOggi Ubeda racconta di sentirsi, per la prima volta dopo anni, «libera di muoversi senza dover chiedere autorizzazioni al tribunale dei minori». Ai due figli parla apertamente di «rispetto e di parità, convinta che l'educazione dei maschi resti il terreno su cui si gioca il cambiamento culturale» che la sentenza di Strasburgo, nel suo linguaggio giuridico, sembra reclamare da tempo.










