Il microfono resta il bersaglio sbagliato: la pubblicità ci riconosce attraverso posizione, ricerche, app e abitudini digitali quotidiane molto bene

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Il mito del microfono acceso regge pocoLa pubblicità mirata arriva prima della tua voceLe eccezioni esistono, e dicono qualcosa di diversoLa falla vera sta nei dati che lasciamo guardando

A molti è successo con una precisione quasi offensiva. Una chiacchierata sul divano, il nome di una bici elettrica buttato lì, una vacanza nominata senza cercarla su Google, poi lo schermo che poche ore dopo restituisce proprio quell’annuncio. La tentazione è immediata: il telefono ascolta. La scena è perfetta, ha il sapore della prova domestica, di quelle che si raccontano con il sopracciglio alzato e il cellulare appoggiato a faccia in giù sul tavolo, come se bastasse girarlo per zittire una spia.