Un volo intercontinentale prenotato all'ultimo minuto, una casa riscaldata tutto l'inverno e un portafoglio di investimenti che finanzia miniere di carbone o centrali a gas. Ecco, basta questo al 10% della popolazione più "ricca" del pianeta per fare danni ambientali. In Italia, secondo le stime, si parla di oltre 20 milioni di persone: il concetto di ricchezza è qui su scala globale, non occidentale.

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Communications Sustainability, realizzata da un gruppo di ricercatore della Leiden University, ha provato a stabilire il prezzo di questi gesti: il conto ambientale del 10% dei consumatori più ricchi del mondo vale tra 1.700 e 5.700 miliardi di dollari l'anno, pari a 2.300-7.500 dollari a persona. Anche nella stima più bassa, la cifra eguaglia già la somma di due fabbisogni finanziari internazionali: 675 miliardi l'anno necessari entro il 2030 per colmare il divario di finanziamento della biodiversità, secondo il Paulson Institute, e 993 miliardi l'anno per l'azione climatica, concordati alla Cop30 di Belém nel novembre 2025.

Il coautore dello studio Paul Behrens sintetizza così la posta in gioco: "Il 10% più ricco è importante non solo perché causa il danno maggiore, ma anche perché ha la maggiore capacità di ridurlo". Questo gruppo, spiega, pesa non solo come insieme di consumatori ma anche come investitore e datore di lavoro.