L’allarme per le nuove tasse è scattato oltremanica la scorsa settimana, dopo che Burnham in occasione della sua prima intervista ha spiegato pubblicamente che, pur intendendo attenersi agli impegni presi nel programma elettorale laburista di non aumentare l’iva, l’imposta sul reddito o i contributi previdenziali, c’è ancora “un certo margine” di manovra. Non solo Blair, anche i banchieri si dicono pronti allo scontro per un possibile raid fiscale di Burnham sulle banche del Regno Unito, mossa che, dicono, sarebbe economicamente disastrosa
Non è affatto automatico che il cambio di cavallo a Downing street porti benefici nel brevissimo-breve periodo alla politica e soprattutto alle finanze del Regno Unito. Ma la decisione di avvicendare Keir Starmer con Andy Burnham è la mossa con cui il partito laburista spera da un lato di non perdere le prossime elezioni (dove Farage arriva da super favorito) e dall’altro di riallacciare definitivamente il ponte con l’Ue, dieci anni dopo la Brexit.
Due obiettivi che passano da un varco complesso e niente affatto agevole, come quello della situazione finanziaria. Non a caso l’ex primo ministro Tony Blair, tramite il suo think thank, ha lanciato un avvertimento preciso al nuovo comandante in capo del paese: non sia tentato di aumentare l’imposta sulle plusvalenze (CGT), conscio che non possiamo “raggiungere la prosperità tassando”.








