«Porto Rotondo è un’altra cosa». Potrebbe essere uno slogan ma Leonardo Salvemini, avvocato e professore di diritto amministrativo, dopo nove anni non può essere più candidato alla presidenza del Consorzio che si rinnova tra pochi giorni e che vede in campo anche nomi illustri. È piuttosto una convinzione profonda che lo accomuna a molti portorotondini doc, radicati in una storia tutta italiana che ha visto passare le regine dei salotti intelligenti e il mondo del cinema e dell’arte, la politica e la diplomazia internazionale. Il valore sta nella bellezza, che va oltre il mare, dell’arte e dell’armonia architettonica che fanno del borgo fondato da Luigi e Nicolò Donà dalle Rose nel 1964 un luogo unico. «Porto Rotondo ha tutto per svolgere un ruolo di leader», dice Salvemini: «Se si vuole comprare una casa estiva in Sardegna le possibilità sono tante. Ma qui la scelta è stata motivata soprattutto dalla presenza del teatro, dell’arte, delle opere di Chapalain nella passeggiata che inducono a investire su Porto Rotondo. È questo il valore aggiunto che lo distingue da altre realtà. Mi sono permesso di sensibilizzare gli organi della Regione, lanciando alcune idee, per una legge che valorizzi i borghi che integrino turismo e beni artistici così come si sta facendo in Lombardia. La famiglia Donà quando ha fondato questo borgo ha avuto un’idea geniale proprio per questa ragione». Le firme di Ceroli e Cascella, nella chiesa, nel teatro, nel campanile, nella piazza, raccontano perché Porto Rotondo, o almeno il suo nucleo storico, è un’altra cosa.