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Luigi Ripamonti

Nelle pagine di Corriere Salute del 5 luglio viene analizzata l’adesione al vaccino contro il Papillomavirus (Hpv) in Italia e si sottolinea come, rispetto ad altri Paesi, siamo ancora «indietro» a dispetto del fatto che questo strumento di profilassi sia offerto e caldeggiato dal nostro Servizio Sanitario Nazionale. E anche a dispetto, se vogliamo, del fatto che non cessano di essere resi noti dati sempre più convincenti sul suo impatto positivo.

Uno dei più solidi fra quelli recenti viene da uno studio, pubblicato su The Lancet, che ha analizzato l’andamento della mortalità per carcinoma della cervice uterina in Inghilterra nelle donne vaccinate contro Hpv. Nell’arco di cinque anni (2020-2024), riporta la ricerca, non è morta alcuna ragazza fra quelle vaccinate. Detto in altri termini, la riduzione rispetto alla quota attesa è stata del 100 per cento.

Leggendo l’articolo qualcuno potrebbe obiettare che i decessi attesi sarebbero stati 23, quindi un numero apparentemente esiguo. Ma solo apparentemente, per due motivi. Il primo, che già basterebbe a troncare ogni discussione, è che ciascuna di quelle vite risparmiate ha un valore inestimabile. Il secondo è che ciò che si vede è solo l’avanguardia di un fronte d’onda. Il cancro della cervice può infatti impiegare decenni per svilupparsi e raggiunge il suo picco più spesso tra i 30-50 anni di una donna. Quindi gli effetti preventivi sono destinati ad «accumularsi» nel tempo. Non a caso in Paesi nei quali si è partiti prima o dove l’adesione a questa proposta vaccinale è più alta, si parla di eliminazione totale dei tumori associati al Papillomavirus entro il 2035-2040. Certo, si potrebbe ancora obiettare che per la prevenzione del tumore alla cervice uterina esiste già il Pap-test. È vero, ed è sicuramente opportuno ribadirne l’assoluta importanza, a maggior ragione per chi non ha potuto, o voluto, ricevere il vaccino. Però il Pap-test non permette di intervenire tempestivamente su altri tumori associati all’Hpv. Forse, quindi, varrebbe la pena pensarci, potendo, anche fosse «solo» per quest’ultimo motivo.