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Redazione Cronache

L’ex direttore di «Chi» ha raccontato al «Giornale» i mesi dopo la pubblicazione delle chat private: «Mi sono isolato nella bolla». Il silenzio degli amici, la rivendicazione del privato, l’accusa di abuso di potere respinta: «Rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi»

«Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno». Alfonso Signorini sceglie l’immagine più dura per raccontare il dopo: non solo l’esposizione delle sue chat private, ma il vuoto rimasto attorno. Il silenzio di chi, dice, si professava fratello o amico e poi è sparito.

La bollaNell’intervista al Giornale, l’ex direttore di Chi racconta di essersi costruito una bolla. «Non come vivere: come sopravvivere». Perché, spiega, quando si finisce «al centro di un clamore mostruoso» bisogna reggere l’urto. Alla domanda su chi non ce la fa, risponde con due parole: «Si ammazza». Lui dice di essersi salvato con la coscienza, la fede, i suoi avvocati, una garanzia economica e soprattutto il compagno, che gli è rimasto accanto.