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I lavoratori di Eurallumina, azienda siderurgica nella provincia sarda del Sulcis Iglesiente, sanno che riceveranno lo stipendio fino a luglio. Poi non si sa cosa succederà né allo stabilimento, ormai quasi del tutto fermo, né ai quasi duecento dipendenti, in buona parte in cassa integrazione. Secondo i sindacati i fondi attualmente disponibili coprono ancora un mese.

La crisi di Eurallumina è un caso nazionale almeno dallo scorso autunno, da quando cioè un gruppo di operai aveva protestato per quasi due settimane di fila in cima a un silo alto 40 metri. Un tempo lo stabilimento lavorava la bauxite (una roccia sedimentaria) per produrre allumina, un prodotto intermedio da cui si ricava l’alluminio, poi è andata in crisi e nel 2009 ha cessato la produzione.

I lavoratori ancora presenti, circa 200, svolgono però un’attività importante: oltre a fare manutenzione agli impianti, tengono attiva la barriera idraulica, un sistema di pompaggio delle acque sotterranee che serve a evitare che le sostanze contaminanti – la cui presenza è stata accertata – finiscano nella falda. Da 17 anni quindi lo stabilimento non fa più quello per cui era stato pensato, ma spende soldi solo per i dipendenti in cassa integrazione e per evitare un disastro ambientale.