BOLZANO. Una foto la ritrae mentre sfoltisce una barba con precisione chirurgica. La fase finale di un concorso in cui è arrivata terza. Lei, che non ha mai provato la sensazione di avere peli tra gli zigomi e il mento, è affascinata dalla cura e dalla forma che possono dare al viso. «Non siamo molte noi barbiere», riconosce con un mezzo sorriso. «All'inizio alcuni clienti non si fidavano. Li capivo». Poi è diventata una delle migliori, ma non lo dice ad alta voce. La modestia, in questi casi, è una grande alleata. «Punto sempre a migliorare. All'inizio - racconta - passavo le notti a rimuginare su come fare bene ogni taglio. Oggi entro in salone la mattina ed esco la sera, convinta di fare il lavoro più bello del mondo». Asia Sfrondrini, 23 anni, lavora da Sottosopra da quando ne aveva diciassette ed era fresca di diploma della scuola di acconciatura di Trento. Ama i tatuaggi, l'hockey, il calcio, è tifosa del Milan. A 21 anni è uscita di casa, ma già prima contribuiva alle spese con lo stipendio guadagnato dopo dieci ore al giorno trascorse tra forbici e shampoo. Chi sceglie una strada professionale talvolta è additato come svogliato. Giovani lontani dallo studio che non sanno che fare. In realtà parruccheria e barberia sono arti, e chi le sceglie giura fede a una vocazione appagante quanto faticosa. Ore a tu per tu con punte e specchio, consapevoli che «ogni cliente meriti il taglio migliore».