Una generazione di hairstylist che cita il passato per anticipare il futuro

di Francesca Reboli

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Hairstyling come terreno di sperimentazione senza limiti. Nelle frontiere ancora inesplorate della bellezza i capelli diventano sculture, tele e tavolozze sulle quali dar vita a piccole opere d’arte, di certo effimere, ma nate da una creatività capace di rompere con i canoni estetici e le acconciature standard. È questo il campo libero dove, nella lingua visiva globale e democratica di Instagram e delle altre piattaforme digitali, emergono talenti di rottura. Un tempo destinati a rimanere meno conosciuti, oggi illuminano la scena internazionale.

I più interessanti del momento arrivano da Taiwan, dal Messico e dalla scena queer di Los Angeles. Chiao Shen/Chenet, Mariana Palacios e Malcolm Marquez hanno personalità e stili molto differenti, ma condividono la stesso spirito di ricerca. Le loro storie speciali riflettono la contemporaneità tra migrazioni, rivendicazione delle tradizioni e della fluidità di genere. Shen/Chenet, artista originario di Taiwan ma formatosi a Parigi, dove è emigrato a 17 anni, ha lavorato da Toni&Guy e in altri importanti saloni prima di entrare nel team di Guido Palau. Oggi è un creativo indipendente che si divide tra set, campagne pubblicitarie e passerelle, con un’intera squadra al seguito. Oltre a Palau, si ispira a due star dei capelli come Duffy e Gary Gill. Da ragazzo, l’hairstyling ha rappresentato per lui una via di fuga. Sua madre lo voleva pilota militare: per sottrarsi a un destino che non gli corrispondeva, ha cominciato a lavorare sui suoi stessi capelli, sperimentando ogni tipo di taglio. Copiando i suoi idoli – giocatori di basket e skater, ma anche rocker e personaggi dei cartoni animati – ha allenato le mani e tracciato per sé una carriera alternativa. Oggi i suoi look scultorei, grafici, giocati sul contrasto tra curve e spigoli, spesso più simili a copricapi che ad acconciature, sono caratterizzati dalla ricerca ossessiva delle proporzioni e hanno un chiaro retroterra punk. «Cerco di inventare stili mai visti e mai provati prima», spiega. «Creo una nuova acconciatura al mese: è un modo per evolvere e per restare visibile nell’era iper competitiva dei social media. Un po’ come fanno oggi i parrucchieri in Asia quando applicano la permanente afro ai capelli orientali: è molto di moda e apre nuove possibilità nello styling dei capelli asiatici».