HomePontederaCronacaIl fallimento CiDiCi e i lavoratori: "Vogliamo lo sblocco delle somme"La vicenda è quella dello storico colosso dell’informatica con sede a Pontedera nata dalle ceneri di Cdc. Un’attesa lunga undici anni dato che la vicenda risale al 2015: "Quel milione e mezzo non può restare fermo". .Una immagine d’archivio del colosso dell’informatica che nel 2015 fu dichiarato fallitoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLa vicenda del fallimento CiDiCi che, coinvolge e interessa ancora ex dipendenti, continua a far discutere per i tempi del riparto finale e la gestione delle somme disponibili. CiDiCi (ex Cdc) è lo storico colosso dell’informatica con sede a Pontedera il cui fallimento venne dichiarato dal tribunale nel 2015, dopo che un piano di concordato decennale non riuscì a salvare l’azienda. A parlare, oggi, sono gli ex dipendenti che quel riaprto lo attendono da undici anni.
Cosa accade. "Sul conto corrente del fallimento nell’ultima relazione inviata dal curatore c’è una liquidità reale e consolidata pari a ben 1.564.556,12 euro. Le banche che avevano le ipoteche sugli immobili sono già state interamente liquidate e soddisfatte nel 2023 con quasi 2 milioni di euro – dicono gli ex dipendenti –. E questo milione e mezzo di euro resta congelato in banca invece di essere distribuito a chi ha lavorato, con l’inaccettabile rischio, come ventilato dalla stessa Curatela, che ai lavoratori venga riconosciuto solo il 10% di quanto ancora a loro spettante". Gli ex lavoratori riferiscono che il curatore, alle loro solelcitazioni, "ha risposto che la procedura sta elaborando i conti per il riparto finale, ma che i tempi sono subordinati alla definizione di una questione giuridica". "Una risposta – dicono – che come ex dipendenti non possiamo tollerare, soprattutto perchè già da quasi un anno prometteva un riparto finale e ad ogni sollecito, c’è una nuova scusa per rimandare". Anche perchè sono passati, appunto, undici anni. "Il rischio reale, che denunciamo con forza, è che più tempo passa, più questa cassa da un milione e mezzo di euro venga erosa dalle spese vive di gestione della procedura – si legge ancora nella nota degli ex dipendenti del colosso dell’informatica di Pontedera –, dalle imposte e dalle parcelle dei professionisti, lasciando le briciole a chi aspetta il proprio denaro da più di un decennio".







