Da un lato costumini, bagnetti, fatine. Dall’altro supersfide, mega-personaggi e maxi mostri. Passa dalle parole, ma anche da immagini, colori e simboli la diffusione degli stereotipi di genere nella tv italiana rivolta a bambini e bambine. Ad analizzare questo universo è l’ultimo libro scritto da Anna Antoniazzi, professoressa associata dell’Università di Genova, e Irene Biemmi, professoressa associata dell’Università di Firenze. Il volume, dal titolo Infanzia e stereotipi di genere in tv, è stato pubblicato da Carocci e ha la prefazione di Gino Cecchettin. Ne abbiamo parlato con la professoressa Biemmi.

Professoressa Biemmi: perché questo libro?

"Insieme ad Anna Antoniazzi ci siamo rese conto dell’assenza, in Italia, di un monitoraggio recente sul tema della rappresentazione e dell’immaginario di genere nella programmazione televisiva per l’infanzia. Così, fra il 2024 e il 2025, abbiamo analizzato 50 ore di programmazione sui principali canali tematici nazionali. Anna ha esaminato i cartoni animati e io gli spot. Inoltre, abbiamo fatto una ricerca comparativa col 2010 per le pubblicità e con gli anni ’90-2000 per i cartoni".

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