La questione è tecnica anche se spesso nel diritto la forma è sostanza. Il celebre imprenditore 55enne Luca Silvestrone il 26 maggio 2025 era finito dentro per un cumulo pene pari a 4 anni e 5 mesi di reclusione a causa di condanne perlopiù rimediate tra Rovigo e Ravenna. Ora la corte d’appello di Bologna ha dato ragione al suo avvocato Carlo Benini: per uno dei procedimenti che avevano pesato sul conto finale per una quota pari a un anno e 4 mesi, non vi è "alcuna prova che" l’imputato "abbia mai avuto conoscenza effettiva dell’inizio del processo, del suo sviluppo del suo esito". E senza quella condanna, per Silvestrone non ci sarebbe stato l’accompagnamento diretto in carcere: ma la comunicazione della possibilità di fare richiesta di affidamento in prova (è fattibile fino a 4 anni, sarà comunque un giudice a decidere) dinnanzi a un cumulo pene di 3 anni e 1 mese.
Esulta il 55enne: "Ho fatto quasi 13 mesi di carcere, un caso incredibile - a suo avviso - del quale parleranno i media nazionali". E aggiunge di avere sempre saputo di avere ragione tanto da non avere mai fatto richiesta di affidamento in prova. Di sicuro il colpo difensivo c’è: è però squisitamente tecnico e non affonda cioè in alcun modo nel merito della questione. Perché se è vero che i giudici felsinei hanno revocato la sentenza di condanna del tribunale di Ravenna datata 28 febbraio 2023, è anche vero che gli atti sono stati restituiti allo stesso tribunale il quale dovrà ora emettere un nuovo decreto di citazione per un nuovo processo a Silvestrone.









