Otto anni di carcere. Così si è chiuso, con la formula del rito abbreviato, il processo a carico di Simone Pensibene, 46 anni, di Ventimiglia ma domiciliato a Mentone, accusato di omicidio preterintenzionale per la morte di Giuliano Mascheroni, 66 anni, aggredito il 26 ottobre scorso a Ventimiglia, in corso Genova. Pensibene, attualmente detenuto presso il carcere di Imperia, era accusato di aver colpito Giuliano Mascheroni «con diversi pugni all'altezza del capo e con dei calci all'altezza del petto, provocandone la caduta per terra e cagionandogli in tal modo lesioni personali consistite in “emorragia subdurale sinistra ad estensione emisferica” ed “emorragia cerebrale”». Lesioni che, come contestato dall’accusa (pubblico ministero Veronica Meglio), avrebbero causato la morte della vittima sopraggiunta per «cessazione irreversibile delle funzioni dell'encefalo, secondaria agli esiti di un ematoma subdurale causato da trauma cranico». Un’accusa aggravata dal fatto che l’aggressione si consumò per futili motivi. Chiacchierava con la sua fidanzata In particolare, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Pensibene era andato su tutte le furie per aver visto Mascheroni, rappresentante di commercio nel settore delle apparecchiature per la ristorazione, chiacchierare con la sua fidanzata. Un incontro in realtà casuale. La donna, infatti, era una ex vicina di casa di Mascheroni e i due si erano fermati a parlare per strada, anche perché lei sapeva che l’uomo era rimasto provato, un anno e mezzo prima, dalla morte della sua compagna di vita, Patrizia La Marca, che a Soldano era stata uccisa dal rottweiler del fratello al quale aveva portato da mangiare. La denuncia poi i primi malesseri e la morte La sera dell’aggressione Mascheroni, con il volto tumefatto, si era presentato in caserma dai carabinieri e aveva formalizzato denuncia. I militari gli avevano chiesto se volesse andare all’ospedale, ma lui aveva preferito farsi accompagnare a casa. Poi aveva iniziato ad accusare malesseri. Intorno alle 21.15 era stato portato al pronto soccorso di Bordighera dove i medici gli avevano riscontrato un’emorragia cerebrale. L’elisoccorso l’aveva quindi trasportato d’urgenza al Santa Corona dove era stato sottoposto ad un intervento chirurgico e intubato. Da allora non si era più ripreso fino alla morte. L’arresto Nelle ore successive i carabinieri erano riusciti a risalire all’identità dell’aggressore grazie alla collaborazione di un commerciante di corso Genova che aveva messo a disposizione le immagini della video sorveglianza. Il 28 ottobre l’arresto alla stazione di Ventimiglia, mentre Pensibene saliva su un treno diretto oltre confine. Ieri mattina in tribunale a Imperia, davanti alla giudice Anna Bonsignorio, il processo si è chiuso con una condanna a 8 anni di carcere (il pubblico ministero aveva chiesto 13 anni e 4 mesi) ed una provvisionale pari a 100 mila euro come risarcimento danni ai familiari della vittima. Pensibene era rappresentato in aula dall’avvocato Simone Caruso del foro di Imperia che nella propria arringa difensiva si è concentrato sull’imprevedibilità dell’evento morte: impossibile per Pensibene immaginare che i colpi inferti a Mascheroni potessero causarne il decesso.