ROMA – Quando Fabrizio Moro è salito sul palco alle 19.30 si è trovato di fronte una scena impressionante. I 250 mila accorsi da ogni parte d’Italia per la celebrazione di Ultimo, l’artista che è stato anche una sua scoperta e che ieri sera ha fatto il suo ingresso nel Guinness dei primati con il concerto più affollato di sempre. Una sorta di passaggio del testimone tra due musicisti che hanno riportato Roma al centro della musica in Italia, condividendo la rabbia e il senso di rivincita di chi viene da luoghi trascurati. E solo Moro (unico ospite della serata: Venditti aveva annunciato la sua presenza ancor prima di essere invitato ma alla fine non c’è) poteva reggere l’urto di questa folla infinita, che dal palco fa l’effetto di una scena di massa realizzata con la computer grafica e invece qui, a Tor Vergata, era fatta di carne, sangue e voci pronte a cantare ogni singola strofa del loro eroe.
Quando Moro parte con Non mi avete fatto niente, il pubblico sta ancora arrivando dai prati intorno all’area dello show, perché l’eroe del sogno realizzato, della rivincita sul mondo ostile deve ancora comparire. E quando sale sul palco l’urlo è anche più forte di quanto si potesse immaginare. “Il giorno che aspettavo è qui”, si legge sui maxischermi.










