Sei del mattino di venerdì scorso. Il furgone con dentro 7 operai agricoli diretti nel rodigino è già in viaggio da più di un’ora quando esce di strada e precipita in una scarpata a Bondeno, nel ferrarese. Le operazioni di soccorso durano ore: solo per un caso fortuito i lavoratori non sono morti schiacciati dalle lamiere ma due di loro, un ragazzo di 21 anni e un bracciante di 65, sono molto gravi. Gli inquirenti sono al lavoro per chiarire la dinamica dell’incidente, del tutto simile a quello avvenuto il 9 maggio a Chioggia, quando un minivan è finito in un canale a Ca’ Lino causando la morte di tre operai agricoli. Chiamarle vittime della strada è fuorviante. Anche la definizione di caduti sul lavoro non funziona dato che il «lavoro», come definito dalla Costituzione italiana, molti braccianti non lo hanno mai conosciuto. Così come conoscono molto poco dell’Italia: quello che si vede dall’alloggio, le strade che scorrono dal furgone che li porta a raccogliere la frutta, i campi.

«QUESTO SISTEMA è voluto – spiega al manifesto Matteo Bellegoni, capo dipartimento politiche migratorie e legalità della Flai Cgil – più lo stato crea barriere all’inclusione più offre ai datori di lavoro l’opportunità di gestire le persone come schiavi, senza alcuna possibilità di emanciparsi o di capire le norme di sicurezza e i contratti dato che non conoscono la lingua». In agricoltura, su un milione di addetti regolari, 250mila non sono italiani. Anche nella pesca e nell’industria della trasformazione della carne crescono le presenze di cittadini extra Ue. In questo quadro la risposta del governo attraverso il decreto flussi non è stata sufficiente: solo il 16% di chi arriva in Italia attraverso questo percorso riesce a ottenere il permesso di soggiorno, il resto rimane senza documenti, in balia dei caporali. «Ma – avvisa Bellegoni – la narrazione del caporalato che si è creata è fuorviante». L’agricoltura italiana è parcellizzata e frammentata: «Non esiste un’agricoltura ma più di cento e neanche coincidenti con una singola provincia: si differenzia da zona a zona», sottolinea il responsabile del coordinamento dei migranti che il sindacato ha costruito con altre associazioni.