Quando nel 1999 il romanziere statunitense Larry McMurtry pubblicò la sua biografia di Cavallo Pazzo (già edita da Mondadori nel 2003 e riproposta lo scorso anno da Einaudi in una nuova traduzione di Gaspare Bona) un recensore della «New York Review of Books» gli rimproverò di essere «fissato con Custer». L’osservazione coglieva probabilmente nel segno: Cavallo Pazzo aveva combattuto a Little Bighorn contro il Settimo Cavalleria di Custer, e la seconda metà del libro finiva inevitabilmente per gravitare attorno allo scontro che avrebbe consegnato entrambi i personaggi alla leggenda.

Del resto, McMurtry raccontò che il curatore della collana gli aveva inizialmente commissionato proprio una biografia di George Armstrong Custer, ma che lui aveva rifiutato la proposta perché avrebbe significato lavorare all’ombra di un «capolavoro ineguagliabile», la biografia Son of the Morning Star di Evan S. Connell, definita da McMurtry «uno dei più bei libri sul Far West». All’epoca preferì invece raccontare la vita, in larga parte sconosciuta, del condottiero nativo americano celebre per il suo carattere schivo e fiero, oltre che per la morte tragica: poiché l’altro volume della collana in uscita quell’anno era dedicato a Proust, gli sembrava appropriato affiancare «uno scrittore francese che aveva detto quasi tutto e un guerriero Sioux che non aveva detto praticamente nulla».