HomeEditorialeDisagio mentale: nuove regole e più integrazioneIl nostro mondo è prontissimo nell’offrire una risposta sulla salute mentale a chi bussa alle porte dei centri, ma non riesce a gestire una vera e propria medicina di iniziativa. In ballo non c’è la coercizione, ma una gestione integrata di servizi e comunitàRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciQuando la morte arriva, senza chiedere permesso; quando la tragedia si materializza nelle nostre vite; quando la testa chiede una risposta razionale a qualcosa di improvviso come un incidente, un epilogo violento, un disastro proprio come accaduto a maggio a Modena con il caso di Salim El Koudri e la sua auto lanciata sulla folla o a Reggio Emilia, l’altro giorno, con il 43enne schizofrenico nella pizzeria Yoghi; ecco, quando tutto questo ci piomba davanti agli occhi, dobbiamo capire prima di tutto perché la nostra comunità, che crediamo così evoluta e così ben organizzata, non riesce a dare una risposta sul tema del disagio mentale. Il disordine, al netto delle responsabilità penali individuali, è spesso politico. Per Andrea Pellati, sei giorni prima del delitto, avrebbe potuto essere disposto un trattamento sanitario obbligatorio, ma ciò non avvenne. Ingressi e uscite dalle strutture, disordine nelle terapie, abbandono del servizio pubblico. Salim El Koudri, come una delle tante ombre rinchiuse nella sua stanza a Ravarino, era sfuggito proprio al sistema pubblico.