In effetti, per i suoi effetti, la droga è sempre metafora, specchietto sociale, riflette i bisogni del suo tempo e li caricaturizza. “Io uso la ketamina per leggere fenomeni culturali, economici, politici”, spiega il critico Carlo Mazza Galanti. E che la usi non significa in alcun modo che la prenda, come gli chiedono i più disinibiti alle presentazioni del suo K-Hole. Come la ketamina ha inventato il futuro (Nero Editions). Un saggio sullo stupefacente boom che ha tra i suoi testimonial Elon Musk, BoJack Horseman (che è un cavallo depresso protagonista dell’omonimo cartone, d’altronde la ketamina nasce come anestetico in veterinaria) e Matthew Perry, che ci è morto – annegato nella vasca a idromassaggio per essersi dimenticato di avere un corpo. Ogni Zeitgeist ha la sua madeleine tossica. E chi ci dice che quella di adesso non sia la ketamina, una droga “dissociativa” che stacca il cervello dalla realtà fisica e dalle rotture di palle del mondo in 3d? Lo chiediamo a Mazza Galanti: “L’idea della dissociazione è il filo conduttore di come questa sostanza sia diventata, per l’ultimo World Drug Report Onu, “comunemente utilizzata”, non più roba da sottoculture di nicchia. Il cosiddetto k-hole, buco ketaminico, è la condizione in cui il corpo smette di esistere e si comincia a vivere in uno spazio puramente mentale. Che è perfettamente omogeneo all’evoluzione culturale che ci caratterizza ormai costantemente, la versione estremizzata di noi in modalità sempre meno fisiche, appiccicati a quei dannati telefonini. La seconda cosa è l’effetto anestetico, che è un altro bisogno aumentato di oggi, di qualcosa che aiuti a reagire alla sofferenza, soprattutto psichica, che sembra sempre più diffusa, quantomeno quella percepita”.
A ogni epoca la sua droga. Ecco perché la ketamina rappresenta il mondo di oggi
Ogni Zeitgeist ha la sua nota tossica. Un saggio spiega perché ora, tra Musk, sofferenza psichica e nuovo misticismo, è il turno del fattore K






