<p>Entra in vigore oggi, 2 luglio, il regolamento Ue 2024/3005 in tema Esg.
Gli ambiti interessati dalla norma sono gli enti di certificazione e le attività di marketing. </p> <p>Le nuove regole si innestano sul già esistente <strong>European Green Bond Standard</strong>, che stabilisce il requisito che le società devono rispettare per emettere le obbligazioni che vengono chiamate green bond: le società devono destinare l’85% del finanziamento in <strong>attività ecosostenibili</strong>, come da tassonomia Ue. </p> <p> </p> <p>L’Ue in questo senso è meticolosa e ha predisposto delle <strong>schede informative</strong> che le società devono compilare prima e dopo l’emissione al fine di essere trasparenti con riguardo alla destinazione dei capitali ricevuti. </p> <p>Uno strumento molto utilizzato dalle imprese, tant’è che nel 2026 sono previste emissioni di <strong>green bond</strong> per un valore complessivo di <strong>370 miliardi</strong> di euro. </p> <p> </p> <p>L’Unione Europea ha voluto però stringere le maglie contro le pratiche di <strong>greenwashing</strong>, ossia una falsa narrazione volta all’ecosostenibilità che le aziende fanno di loro stesse. </p> <p>Da oggi le società di <strong>rating Esg</strong>, ossia gli enti certificatori che attestano se una società possa essere definita green, verranno supervisionate <strong>dall’Esma</strong>, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, e verrà richiesta una maggior trasparenza in merito alle metodologie utilizzate nelle valutazioni. </p> <ul class="leggi-anche"> <li>Leggi anche:<em> <a href="https://www.milanofinanza.it/investimenti-trading/bond-societari-europei-resilienza-nonostante-le-tensioni-globali-202606301008006042" target="_blank">Bond societari europei, resilienza nonostante le tensioni globali</a></em></li> </ul> <p>Il secondo filone di intervento riguarda direttamente la promozione che le società fanno dei loro investimenti definendoli <strong>ecofriendly, green o natural</strong>.








