Pubblicato il: 04/07/2026 – 16:43
di Giorgio Curcio
ROMA Il furto delle 80 fiale di fentanyl dall’ospedale Israelitico di Roma non è soltanto un caso di sicurezza sanitaria. È il segnale di una vulnerabilità che riguarda la filiera legale dei farmaci stupefacenti e che può interessare, per la sua potenziale ricaduta sul mercato illecito, anche le organizzazioni criminali. Poche fiale, secondo quanto emerso, sarebbero idonee a confezionare fino a circa 20mila dosi: un dato che spiega l’allarme scattato a Palazzo Chigi, l’attivazione dei Carabinieri del Nas e l’ispezione disposta dal ministero della Salute.
Cos’è il fentanyl
Il fentanyl è un farmaco utilizzato in ambito sanitario, ma fuori dai circuiti autorizzati diventa una sostanza ad altissimo rischio. Negli Stati Uniti ha alimentato una crisi devastante, legata alla diffusione degli oppiacei e alla capacità dei cartelli criminali di occupare il vuoto lasciato dalla dipendenza da farmaci prescritti. In Europa e in Italia lo scenario è diverso, ma il tema resta aperto: quanto può diventare appetibile, per il mercato illegale, una sostanza così potente, facilmente occultabile e potenzialmente molto redditizia? È una domanda che era emersa anche a Trame.15, il festival dei libri sulle mafie di Lamezia Terme, durante un confronto sulle nuove rotte e sulle trasformazioni del mercato della droga. A ragionare su questo scenario è stato Ruggero Scaturro, senior analyst della Global Initiative against Transnational Organized Crime, che studia i mercati della droga in Europa, le rotte criminali transnazionali e i rapporti tra mafie italiane e reti balcaniche. Intervistato dal Corriere della Calabria sul consumo di fentanyl in Italia e in Europa e sul possibile interesse dei circuiti criminali, aveva invitato a distinguere il caso europeo da quello americano: «In realtà secondo me è anche una questione di cultura dell’utilizzo di sostanze».










