PAVIA L’anno nero del calcio in provincia. Due società che gettano la spugna, ed escono dalla mappa calcistica, tre retrocessioni dall’Eccellenza (la massima categoria regionale non avrà rappresentanti pavesi nella prossima stagione) e un club che si autodeclassa dalla Promozione alla Seconda categoria. Il quadro è desolante. La Vogherese ha alzato bandiera bianca dopo una stagione traumatica in serie D coincisa con la retrocessione e una maxi penalizzazione; l’anno prossimo il calcio a Voghera sarà rappresentato dall’Fc Voghe (in attesa della possibile riammissione in Seconda) e dall’Atletico Voghera in Terza, oltre che dal Voghera Futsal nella C1 di calcio a 5. A Mortara, quarto centro della provincia per numero di abitanti, non ci sarà nessuna prima squadra dopo l’amarissimo epilogo della Junior Pro Mortara, che ha chiuso l’annata di Prima categoria con la retrocessione, un gruppo di giovanissimi in campo e molteplici criticità societarie. Poi ci sono le retrocessioni maturate sul campo, di Accademia Pavese, Casteggio e Vigevano, che hanno salutato il torneo di Eccellenza, e l’autodeclassamento della Cavese, che ha deciso di compiere un doppio salto indietro, passando dalla Promozione alla Seconda categoria. Un panorama a tinte fosche. Ma da dove nascono tutte queste problematiche che infestano il pallone provinciale? Un parere autorevole arriva da Francesco Santagostino, dirigente calcistico di lungo corso e oggi delegato provinciale della Lega nazionale dilettanti. «La prima spiegazione riguarda la crisi economica che sta colpendo tutti i settori - spiega Santagostino - e di riflesso riguarda anche il calcio. La nostra provincia è la meno forte economicamente della Lombardia e tante aziende stanno incontrando difficoltà in questa fase, quindi è sempre più complicato trovare imprenditori che vogliano investire nel calcio». Il tema degli impianti Risorse economiche, ma non solo. L’analisi di Santagostino rileva poi altri punti critici che attanagliano il calcio pavese: «C’è il tema degli adempimenti fiscali, introdotti recentemente con la riforma dello Sport, a cui devono ottemperare le società, per cui è necessario rivolgersi a un commercialista. Sicuramente un’altra zavorra pesante. Non va poi sottovalutata la questione delle convenzioni con i Comuni sui campi sportivi. Spesso le amministrazioni scaricano i costi di manutenzione sulle società sportive, che si trovano così a dover sostenere un fardello economico decisamente oneroso, tra canoni d’affitto, utenze e manutenzione degli impianti. Non è un caso che nel programma del nuovo presidente della Figc Giovanni Malagò ci sia un riferimento all’impiantistica sportiva, nell’ottica di agevolare le società sportive». I costi di gestione delle squadre variano in base alle categoria; in Eccellenza, si viaggia su un target di 200mila euro che può salire, e in D i costi lievitano ulteriormente. Budget non alla portata di tutti, in una fase di recessione economica come quella che stiamo vivendo. Le strade per ripartire Allora da dove può ripartire il calcio pavese? Santagostino indica una possibile via da percorrere: «Partiamo dal presupposto che la passione per il calcio non si è mai sopita nella nostra provincia. Nell’ottica di contenere i costi, si potrebbe pensare di puntare maggiormente sui settori giovanili, affidandosi ad allenatori qualificati che possano aiutare i ragazzi a crescere. In merito alle prime squadre, si potrebbe pensare di ridurre i compensi per i giocatori, ma il mercato come ben sappiamo lo fa il mercato, quindi segue le regole della domanda e dell’offerta. Di certo, ci sono esempi di società virtuose che vivono il calcio con il giusto spirito dilettantistico. Alla base, resta il problema della carenza di risorse economiche che sta intaccando l’intero comparto del calcio, un problema che fino a 15-20 anni fa non si poneva».