Anubi oggi che ti saluto per l'ultima volta sei chiuso dentro un cassa.

Una bara. Quando t'ho conosciuto, durante la Pantera eri chiuso dentro un armadietto a Scienze Politiche. Perché eri stato preso in ostaggio durante le battaglie notturne, a colpi di palloncini pieni di vernice/gavettoni d'acqua/estintorate, che contrapponevano gli occupanti di Lettere contro quelli di Scienze politiche. Perché la notte con la polizia che non veniva a sgomberare e i fasci che non assaltavano le facoltà occupate tutti e tutte quelli che non s'erano "appanterati" davano sfogo all'ormone impazzito in queste mitiche battaglie notturne tra facoltà.

Toccava far passare la nottata. E una notte durante un assalto alla facoltà di Scienze politiche Anubi venne fatto prigioniero e chiuso dentro un armadietto. Ricordo pure, una scena comica di cui ti sei reso protagonista durante il famoso movimento dei bulloni. Stavamo a San Giovanni in mezzo agli scontri, contro guardie e servizio d'ordine del sindacato, quando lanci il tuo bastone, per la precisione un’asta di plastica vuota, contro i nostri nemici.

Lanci e ti metti a correre in avanti seguendo la scia, in realtà sotto la traiettoria, del bastone che puntuale ricadde sulla tua testa.