Che siate abili escursionisti, esperti campeggiatori o semplicemente amanti dell'ambiente quel che è certo è che se passerete le vostre vacanze estive all'insegna della scoperta della natura, le possibilità di fare incontri ravvicinati con gli animali selvatici aumenteranno. Ma durante quali attività ricreative è più probabile che questi incontri sfocino in situazioni pericolose? A rispondere è uno studio appena pubblicato sulla rivista Frontiers in Conservation Science dai ricercatori della University of York, nel Regno Unito, che inaspettatamente ha dimostrato che sono proprio le attività più tranquille a esporre a un maggior rischio di incontri conflittuali con gli animali selvatici. Sebbene lo studio abbia preso in esame alcune specie tipiche dei parchi nazionali canadesi, i risultati possono comunque darci una misura di quali attività sono più a rischio e come è possibile ridurlo per non incappare in situazioni spiacevoli con gli animali presenti sul nostro territorio.
Letargo finito: il lento risveglio degli orsi
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno passato in rassegna i dati provenienti da database di quasi 3.500 incontri a rischio segnalati tra il 2010 e il 2023 nei parchi nazionali canadesi, concentrandosi su quelli che coinvolgevano le persone e animali selvatici come alci, orsi neri, orsi grizzly, coyote e cervi mulo. Per analizzarne il rischio hanno poi suddiviso le attività svolte dai visitatori del parco in 7 tipologie: attività a basso impatto, come escursionismo e osservazione della fauna selvatica; sport, come kayak e arrampicata; attività che coinvolgono animali, come passeggiate con il cane, ed equitazione; attività di trasporto, come il ciclismo, attività nei centri abitati, come il golf, e, infine, campeggio e gestione del parco.










