Benjamin Franklin, John Adams e Thomas Jefferson rivedono la Dichiarazione di indipendenza (PD)

Per Donald Trump il 250° anniversario della Dichiarazione d'indipendenza non è soltanto una ricorrenza storica: è uno dei pilastri simbolici della sua seconda presidenza. Da mesi la Casa Bianca lavora a un programma fatto di grandi eventi, progetti monumentali e colate di kitsch: dall'esibizione di motocross e lottatori alla querelle sulla Reflecting Pool, fino al progetto, rilanciato più volte, di un arco di trionfo destinato a superare quello di Parigi.

C'è comunque dell’ironia in un anniversario che celebra sì la nascita degli Stati Uniti, ma anche e soprattutto un testo che afferma il diritto dei cittadini a ribellarsi quando il potere tradisce il suo mandato. È questo il paradosso del 4 luglio, ricorrenza sfaccettata e contesa come poche: celebrazione del mito americano, ma anche memoria della prima rivoluzione liberale dell'età contemporanea, che mise la libertà dell'individuo prima dello Stato e proclamò il diritto di ognuno alla "ricerca della felicità". Una festa che il potere ha continuamente cercato di far propria, ma che è stata anche utilizzata da minoranze, movimenti civili e opposizioni per ricordare all'America le sue promesse non mantenute.