Scatta l'allarme rosso a Palazzo Chigi quando deflagra come un fulmine la notizia delle 80 fiale di fentanyl scomparse dall'ospedale Israelitico di Roma. Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega alle politiche antidroga, convoca una riunione d'urgenza che vede attorno al tavolo, tra gli altri, il capo di gabinetto del ministero della salute Marco Mattei, il numero 1 della direzione generale per i servizi antidroga Giuseppe Spina, i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze e il dg della direzione Salute della Regione Lazio Andrea Urbani. Oltre ad essere preoccupato, Mantovano è furioso. Perché dal quadro che viene tracciato e che finisce in un battibaleno sulla sua scrivania emerge un chiaro bug nel sistema, che passa dall'assenza di telecamere nella farmacia ospedaliera violata alle chiavi del forziere in uso a più dipendenti.

Il sottosegretario ed ex magistrato mastica amaro, anche perché il governo sul fentanyl ha giocato d'anticipo, dapprima inserendo il farmaco potenzialmente killer nella tabella I delle sostanze stupefacenti e psicotrope con l'obiettivo di contrastarne produzione e diffusione. Poi varando un piano ad hoc nel 2024 per rafforzare monitoraggio e controllo della distribuzione e della somministrazione del potente oppiaceo sintetico, così da evitare l'uso della sostanza a scopi non sanitari. Aumentando, tra l'altro, le misure di sicurezza nei luoghi dove il farmaco viene conservato così da evitare furti. Un piano varato nonostante in Italia non ci fosse alcuna emergenza fentanyl, e messo a punto per schivare una tempesta che in America ha provocato 200 mila morti in tre anni, tra cui alcune vittime illustri come Prince e il rapper Coolio. Eppure la lungimiranza non sembra aver pagato il giusto. La dose letale In questi anni ci sono stati altri episodi di furti da un estremo all'altro del Paese. Ma nulla di minimamente paragonabile all'ammanco registrato nell'ospedale romano e che fa letteralmente tremare i polsi: «Se quelle dosi finissero sul mercato dello spaccio - è l'alert che risuona a Palazzo Chigi - potrebbero provocare una strage. Un quantitativo di appena 0,2 grammi è letale. L'overdose lascia appena 3-5 minuti di tempo di intervento, poi subentra la depressione respiratoria e l'arresto cardiaco. Mentre con un overdose di eroina hai 90 minuti per salvare una vita». Il che la dice lunga sulla letalità della droga diventata un buco nero negli States come in Canada. Ma è difficile, a bocce ferme, prevedere dove finiranno le fiale e come verranno usate. Il fentanyl, per dire, può essere utilizzato anche solo per tagliare cocaina o eroina. O essere diretto al mercato statunitense, dove il consumo è inarrestabile e in continua crescita.Sono tante le incognite nella riunione a Palazzo Chigi. Ma una certezza c'è e appare granitica. «Così il sistema non funziona, servono regole chiare e cogenti per tutti», la convinzione. Perché l'argine alla "droga degli zombie" attualmente è solo nel Piano anti-fentanyl che prevede, tra le altre cose, l'obbligo di conservare i farmaci in armadi blindati o in casseforti, la protezione dei locali di stoccaggio delle farmacie ospedaliere da accessi non autorizzati, sistemi di videosorveglianza e inventari periodici. Eppure i paletti sono venuti giù come birilli. Per questo occorre una stretta, norme stringenti per evitare altri casi come quello dell'ospedale israelitico, potenziale slavina.«Se detieni un fucile con regolare porto d'armi e ti viene rubato perché sei stato superficiale nel detenerlo - spiega una fonte presente alla riunione - rischi conseguenze penali, di incorrere in un reato. L'idea è battere una strada analoga anche per chi è chiamato a vigilare su questo oppioide letale e non vigila». Con un provvedimento ad hoc «che allarghi il perimetro dell'omessa custodia, prevedendo anche sanzioni detentive o pecuniarie». Più una serie di altre misure per evitare che il fentanyl deragli pericolosamente dal mero uso sanitario.Fentanyl, cos'è la "droga degli zombie": a cosa serve, come viene usato e quali sono gli effetti (anche mortali)Una strada in salita visto «che il sistema sanitario è una realtà complessa, si innerva tra strutture pubbliche e private, realtà regionali e dimensione nazionale». Ma è con questo obiettivo che nei prossimi giorni sarà riconvocato a Palazzo Chigi il tavolo di monitoraggio sull'attuazione del Piano anti-fentanyl, «con l'obiettivo di far applicare da tutti i soggetti interessati le cautele e i controlli necessari», si legge nella nota diramata ieri post vertice. E in cui viene messo nero su bianco il «forte allarme per il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantire la sicurezza di tali sostanze». Non è un caso che la notizia della riunione sia stata fatta filtrare dopo lo scoop del Messaggero sulle fiale scomparse di giovedì scorso, con l'obiettivo di Palazzo Chigi di alzare ancor più in alto la palla. «Era necessario far suonare l'alert in tutto il Ssn e nel Paese- spiega la stessa fonte - per ridurre all'osso i rischi». In attesa che arrivi il giro di vite.