VALDOBBIADENE «Chiedo di poter rientrare in casa mia, non so più cosa fare». È disperata Maria Jose, la compagna del 56enne Attilio Frare morto lo scorso gennaio mentre maneggiava un ordigno bellico nel garage della sua abitazione di via Colmello del Col a Guia. Oltre alla perdita del suo amato compagno, da sei mesi la donna non può più utilizzare parte della sua casa che, dopo la tragedia, è stata posta sotto sequestro. Dal quel giorno non ha più il gas e non se la sente neanche di restare da sola la sera perché non ha potuto sistemare il vetro di una porta, andata in frantumi durante l’esplosione dell’ordigno, dalla quale qualcuno potrebbe entrare facilmente in casa sua. Maria Jose la sera va a dormire dalla figlia, ma non vuole rinunciare alla casa di via Colmello del Col, dove sono custoditi tutti i ricordi degli anni trascorsi con il suo Attilio. Il trattore del suo compagno, utile per i lavori nella vigna di famiglia, è ancora dentro il garage insieme a tanti altri oggetti che non ha potuto recuperare da quel maledetto 14 gennaio.
Un dolore che si aggiunge alla sofferenza di non poter più riabbracciare l’uomo con il quale aveva trascorso 12 anni indimenticabili e che l’aveva portata a immaginare di costruire il suo futuro in Italia. Ogni mattina la donna si reca nella casa di Guia per dare da mangiare ai gattini e, tutte le volte che guarda le condizioni in cui versa l’edificio, è un pugno allo stomaco. Nei giorni di pioggia in più occasioni l’acqua è entrata nel garage rovinando pareti e pavimento. L’odore di umidità è molto forte e anche la sporcizia è un problema perché non ha più potuto pulire quella parte della casa. Capita inoltre che, a volte, inizi a suonare l’allarme che Maria Jose, non potendo entrare nel garage a causa dei sigilli apposti dall’autorità giudiziaria, non riesce a fermare. In alcune occasioni si è rivolta ai carabinieri che le hanno detto di pazientare perché, finché l’edificio è sotto sequestro, lei non può fare niente. L’ESASPERAZIONE «Questa situazione va avanti da sei mesi e non ce la faccio più - ha affermato - In questa casa non posso cucinare e neanche dormire perché al primo piano c’è una porta rotta e io non posso ancora toccare nulla. La sofferenza è tanta e il mio unico desiderio è poter ritornare dove vivevo con Attilio. Lui era un uomo meraviglioso e io vorrei portare avanti il progetto del museo con tutti i cimeli storici che aveva collezionato nella sua vita». LA VICINANZA «Ringrazio il sindaco Luciano Fregonese per la vicinanza e disponibilità che mi ha sempre dimostrato - continua - anche perché in questi mesi mi sono sentita sola. A settembre ci saranno le vendemmie: Attilio aveva delle vigne ma, visto che il suo trattore è ancora in garage, non sappiamo se potremo utilizzarlo. È una vicenda paradossale e non so più a chi rivolgermi». Maria Jose ha detto che farà tutto quello che è in suo potere per onorare la memoria del compagno, concretizzando il progetto del museo con i reperti militari e le testimonianze storiche raccolte da Frare. Il giorno del funerale, anche gli amici dell’associazione Valdostorica avevano promesso di impegnarsi per realizzare il sogno di Attilio, che voleva trasformare casa in un luogo a disposizione degli appassionati di storia. Frare era un grande esperto di ordigni militari e chi lo conosceva bene ci tiene a precisare che, a differenza di quello che è stato scritto da qualcuno, non era un “bombarolo"». «Capisco i motivi legati alla sicurezza e all’incolumità pubblica - conclude - ma chiedo a tutti di mettersi nei miei panni e aiutarmi ad andare avanti. Non dimenticherò mai Attilio e l’amore che aveva per me. Non sarà facile proseguire senza di lui, ma tornare a vivere nella nostra casa e impegnarmi per il progetto del museo mi aiuteranno a sentirlo ancora vicino».








