Washington. Ci sono infiniti modi per raccontare una partita e qui verrebbe da partire da quando, 13esimo del primo tempo supplementare, Sidny Lopes Cabral, 23 anni, esterno di Capo Verde, giocatore sino a 14 mesi della terza divisione olandese, agguanta il manuale del calcio e piazza dall’angolo dell’area di rigore un tiro che non è una sassata e non è una traiettoria “alla Del Piero”, ma un po’ una un po’ l’altra. E il pallone si ficca all’incrocio dove anche il Dibu Martinez, “guantoni d’oro” in Qatar per nulla scoloriti quattro anni dopo, non può arrivare. Se gli statunitensi nella torrida vigilia del 4 Luglio l’hanno visto, non possono non essersi innamorati del calcio. E nemmeno solo per il gesto di Cabral, perché il film che va in scena a Miami, da tre anni possedimento americano di Lionel Messi, è Davide che mette Golia con le spalle al muro, e lo costringe a ripensare tutto, a rifare tutto, a scendere nell’arena della tenzone, a sudare e imprecare, per riprendersi il Mondiale che sta scivolando via dalle dita. Non finirà così, con la miccia di Cabral a fare 2-2, Argentina contro Capo Verde perché nel secondo tempo supplementare Romero, difensore centrale de la Celeste, dà una zuccata su angolo di Messi. La palla incoccia su un malcapitato difensore, Borges, e prende una traiettoria che l’eroe per un mese, al secolo Vozinha, non può prevedere e arginare. La partita, nel senso del punteggio, finisce qui (3-2 per l’Argentina che affronterà l’Egitto ai quarti); la partita nel senso delle emozioni si dilata ancora per dieci minuti in cui sembra che possa ancora succedere di tutto dalle parti del Dibu tanta è la ferocia agonistica, l’ardore e il senso del gioco e dell’assedio che gli africani hanno. In mattinata Donald Trump si era lasciato andare al primo commento sui Mondiali, entusiasta ed elogiante spettatori, business, regole come l’hydration break. Ma niente, nemmeno l’entusiasmo del Presidente Usa, discusso, amato o contestato che sia, vale lo spettacolo offerto in 120 minuti più lauti recuperi dai campioni del mondo e la squadra dell’arcipelago di 10 isole, le più disabitate, con 500mila abitanti e la metà dei giocatori nati e cresciuti in giro per il mondo ma capaci di riannodare in questo Mondiale un senso identitario e di appartenenza straordinario. Poi c’è il calcio, quello delle tattiche e delle prestazioni. E qualcosa sul perché sia andata così imprevedibilmente ai supplementari e così vicino ai rigori. L’Argentina latita un tempo, pigra, sonnolente forse presuntuosa e convinta che la capitolazione di Capo Verde sia questioni di attimi e che, appena scheggiato, il muro difensivo sarebbe crollato sotto una valanga di gol. È il contrario. Quando Messi, controllo di esterno sinistro su lancio di Lisandro Martinez, colpo sotto rapidissimo, segna il primo gol (minuto 28), il taccuino del cronista registra di fatto la prima vera occasione. E sarà da registrare poi ancora la supponenza e la mancanza di fame dei sudamericani, più propensi a controllare che a dominare. Ma Capo Verde è una bestia ferita che reagisce, difesa argentina sorpresa al 9’ della ripresa e pareggio. Per 15 minuti ci sono solo i capoverdiani. Poi è assalto all’arma bianca da parte di Messi e soci. I cambi danno un po’ di verve, esce Lautaro – disastroso, un contrasto vinto su 10, 4 tocchi di palla e corse, poche e a vuoto – entra Julian Alvarez. Ci sono poi Nico Gonzales, Paredes, Montiel, Tagliafico. Premono gli argentini, e Messi ingaggia il suo duello con Vozinha, portiere eroe. Gol escluso, vince sempre l’estremo difensore capoverdiano fra punizioni neutralizzate, parate (anche goffe) e uscite. I supplementari sono la conseguenza di una partita che in fondo nemmeno ai punti – visto lo scarso impegno dei primi 45’ non certo il computo delle occasioni – i ragazzi di Scaloni avrebbero meritato di vincere. Capo Verde usa le armi che ha: fisico, ripartenza che si infrangono sul muro difensivo di uno straordinario Lisandro Martinez, migliore in campo, e MacAllister e linee strette fra i reparti. Messi accelera, prende punizioni, chiama Vozinha a quale miracolo. Pure i due difensori centrali anticipano in almeno due casi gli attaccanti argentini soli davanti alla porta. Il primo tempo supplementare è quello del botta e risposta che sembra sceneggiatura di un film già pronta. Il secondo è quello del gol vittoria e della sofferenza. Esce a testa altissima Capo Verde, imbattuta nei 4 novanta minuti giocati; esce vittoriosa e stremata l’Argentina. Qualche riflessione Scaloni la farà. TABELLINO Argentina (4-1-2-3) E. Martinez 7; Molina 5,5 (14’ pts Montiel 5,5); Romero 7; L. Martinez 7; Medina 6 (35’st Tagliafico 5,5); De Paul 6,5 (38’st Paredes 6); MacAllister 6; Fernandez 6,5; Almada 5,5 (18’st Nico Gonzalez 6); L. Martinez 4,5 (18’st J. Alvarez 6); Messi 6,5 Ct. Lionel S. Scaloni 6 Capo Verde (5-3-2) Vozinha 7; Moreira 6,5; Lopes 7; Borges 7; S. Lopes Cabral 7,5; Kevin Pina 7 (9’pts Benchimol 5,5); Mendes 6 (34’st Semedo 5,5); L. Duarte 5 (21’st Monteiro 6); D. Duarte 7 (9’pts Y. Semedo 6); Cabral 6 (34’st Varela 6); da Costa 5,5 (21’st Livramento 6) Ct: Pedro L. Brito 7 Arbitro: Drew T. Fischer (Canada) Reti: 28’pt Messi; 14’st D. Duarte; 2’pts L. Martinez; 13’pts S. Lopes Cabral; 5’sts Borges (aut.) Ammoniti: 22’st K. Pina; 10’sts Montiel
Argentina, prima la paura poi la gioia di Messi: Capo Verde battuto solo ai supplementari
Sidny Lopes Cabral, 23 anni, esterno di Capo Verde, giocatore fino a 14 mesi fa della terza divisione olandese, aveva agguantato i campioni. Poi il colpo di te…










