C’è promozione e promozione. “Cinque anni fa io non c’ero, ma era stata una grande sorpresa”, dice Filippo Antonelli, direttore sportivo del Venezia. “Due anni fa bella e sofferta, attraverso i playoff: era arrivata come una liberazione, anche in termini finanziari per le casse della società. Oggi invece parliamo di un traguardo programmato, voluto, desiderato. È la promozione della consapevolezza. Frutto dell’approccio metodico da parte di tutti: le immagini di festa, in casa contro il Palermo all’ultima giornata, non le dimenticherò mai”. E nemmeno la città lagunare, che ha dominato la Serie B come mai nella sua storia. Se tre indizi sono una prova, altrettanti salti nel massimo campionato dal 2021 in poi testimoniano una crescita a trecentosessanta gradi. “Non sono le categorie a definire un club: non abbiamo mai smesso di ragionare da Serie A e ora siamo pronti a dimostrarlo sul campo”.Nelle ultime settimane c’è stato anche un avvicendamento ai vertici, con la nuova presidente Francesca Bodie – prima donna nella storia arancioneroverde – a rilevare la carica di Duncan Niederauer. Con tanto di 100 milioni di euro di nuovi fondi da investire nel progetto Venezia: adesso la sfida è costruire una rosa all’altezza. “Rispetto al passato partiamo con più risorse”, spiega al Foglio sportivo il ds scuola Monza e Adriano Galliani. “Dobbiamo continuare a puntare su quei profili in grado di alzare la qualità, mantenendo la nostra identità: Stroppa ha dimostrato di essere un grande allenatore. La scorsa estate avevamo perso la categoria ma non la rotta. È così che si crea valore insieme a questi ragazzi, senza farci prendere dallo sconforto e costruendo una stagione da record. Di solito nel calcio si reagisce sempre in malo modo di fronte alle sconfitte”, come un’amara retrocessione alla 38esima per mano della Juventus, “qui invece abbiamo trasmesso alla squadra la giusta serenità per guardare oltre il verdetto. A Ca’ Venezia si lavora bene, portiamo avanti il percorso di sviluppo attorno al nostro vivaio e mettiamo in moto i nostri scout in tutto il mondo. Questo è il nostro modo di fare calcio, attirando i futuri prospetti che vogliono vestire questa maglia”.Il caso principe è Issa Doumbia: comprato nel 2024 dall’Albinoleffe per un milione, rivenduto oggi allo Sporting Lisbona per 23 più bonus – la cessione più remunerativa di sempre per il Venezia, a proposito di primati. “Bisogna dare credito ai lombardi, che avevano permesso a questo centrocampista classe 2003 di fare già 80 partite in Serie C: purtroppo i club con queste politiche di coraggio nei confronti dei giovani sono pochi”, sottolinea Antonelli. Come fare in modo che il prossimo Doumbia possa continuare a crescere in Italia? Il nostro calcio in crisi non riesce più a trattenere né i talenti affermati, né le promesse dei vivai. “Bisogna intervenire sul piano normativo per consentire uno sviluppo diverso del mercato interno, finora bloccato dai regolamenti. C’è la questione delle liste per i giocatori in prestito in C, il nodo degli under in A e in B. Ci sono tante cose che a livello federale si possono migliorare per agevolare i club”, il messaggio a Malagò. “Basterebbe copiare un modello che ci piace e farlo nostro, guardando i campionati di livello superiore come la Premier o la Liga. Senza inventarsi nulla”.In tale contesto il Venezia cerca di emergere comunque: c’è chi lo paragona al Como, anche per estetica e marketing. “Noi vogliamo essere unici”, ribattono dalla laguna. “Investire con criterio, diventare una realtà stabile di Serie A, restituire valore al territorio. Venezia è un miracolo dell’uomo e della natura. Una città piccola, ormai: se pensiamo però a tutta l’area metropolitana, sviluppandoci in modo trasversale, si moltiplica l’entusiasmo attorno alla squadra e il raggio d’azione del club. Il nuovo stadio in terraferma sarà il simbolo di questo progetto”. In cantiere si lavora a pieno regime: inaugurazione prevista per il 2027/28. Eppure, nonostante i segnali promettenti su più fronti, quella arancioneroverde resta una piazza proverbialmente disillusa: l’unica salvezza ottenuta in A negli ultimi sessant’anni risale al 1999 – i gol di Maniero, le magie del “Chino” Recoba. Sarà questa la volta buona? “Quando sono arrivato qui a fine 2022 ho trovato un club con una visione affascinante, ma privo della strategia per perseguirla”, riflette Antonelli. “Insieme abbiamo riequilibrato l’aspetto economico, per poi riallestire con pazienza una squadra competitiva creando l’amalgama giusto con i tifosi che ora ci danno fiducia. L’energia del Penzo, la festa promozione in Piazza San Marco, i bambini a migliaia per le calli: quattro anni fa non avrei mai creduto una cosa del genere. Quel Venezia era già global e troppo poco local. Ora invece abbracciamo una comunità potenzialmente da due milioni di persone, che guarda a tutto il Veneto”. Da unica squadra veneta in Serie A: non succedeva dal 1942. E anche questo è un fatto.
Dentro il metodo Venezia. Intervista al ds Antonelli
“Questa è stata la promozione della consapevolezza. Il nostro segreto è essere da Serie A in ogni categoria” . E con la nuova presidente sono arrivate più risorse per allestire una squadra competitiva








