Un danno erariale di oltre 12,5 milioni di euro, un sistema collaudato per aggirare i controlli previdenziali e un’ombra che si allunga fino ai vertici provinciali dell’istituto. La Corte dei Conti ha presentato il conto della maxi-truffa sulle pensioni agricole che ha scosso la sede Inps di viale Vittorio Emanuele, a Bergamo. Emesso un atto di citazione in giudizio per quattro ex dipendenti. Al centro dell’inchiesta figura F. P., ex funzionario infedele che nell’autunno del 2024 era finito sotto i riflettori della procura. Tra i citati in giudizio anche l’ex direttore provinciale della sede Inps, A. D. (già noto alle cronache per altre vicende giudiziarie) insieme a due dirigenti dell’epoca. L’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bergamo, ha scoperchiato un meccanismo fraudolento tanto semplice quanto efficace. L’ex funzionario infedele sfruttando la sua posizione, si muoveva come una vera e propria "talpa" informatica. Secondo l’accusa, effettuava accessi indebiti ai sistemi dell’Inps per inserire fittizi periodi di contribuzione agricola a favore di soggetti che non ne avevano alcun diritto. A monte del sistema informatico operava una rete di procacciatori che agganciava i "clienti" sul territorio. La promessa era allettante: un anticipo dell’età pensionabile in cambio di somme di denaro contante.
Pensioni non dovute. Presentato il conto: danno da 12,5 milioni
Bergamo, quantificato dalla Corte dei Conti e notificato con citazione a giudizio a quattro ex dipendenti dell’Inps.







