HomeCultura e spettacoliChe storia ’Andare per Grand Hotel’. Pivato: "Sono veri monumenti"Il volume ne raccoglie un centinaio e traccia un affresco lungo un secolo. La presentazione oggi a RiminiIl volume ne raccoglie un centinaio e traccia un affresco lungo un secolo. La presentazione oggi a RiminiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciErano lo specchio pubblico delle più altolocate residenze private: dei luoghi dove l’aristocrazia europea si ritrovava, in estate come in inverno, e dava sfoggio del proprio lusso seguita dalla servitù e servita da concierge e facchini. Parliamo dei Grand Hotel, che tra metà Ottocento e inizio Novecento costellarono l’Europa, e l’Italia non fece eccezione. Quelli del Bel Paese sono stati riuniti in un saggio di Stefano Pivato, ‘Andare per Grand Hotel’ (Il Mulino), da poco in libreria. Già docente universitario di storia contemporanea, riminese, un grand hotel già lo aveva ‘in casa’ (e qui presenta oggi il volume alle 17.30) . "La mia città – ammette – ospita l’unico grand hotel che è considerato monumento nazionale, entrato nell’immaginario comune grazie ad Amarcord di Fellini. Ma tutti vanno considerati dei monumenti".

Che posto hanno avuto nella storia? "L’hanno attraversata per circa un secolo, fino agli anni ’30. Delle tracce le ritroviamo nella storia letteraria, come l’Excelsior sul Lido di Venezia reso immortale da Mann o Hemingway che soggiornò in quello di Cortina. Ma i grand hotel sono anche nella storia della musica, ne sono esempio Verdi che per 15 anni abitò in quello vicino alla Scala di Milano o Wagner che in quello di Palermo compose il Parsifal. Infine, nella storia politica: erano spesso luogo di raduni; da quello di Napoli, Mussolini annunciò la Marcia su Roma".