Se pensiamo allo sport contemporaneo, la mente corre subito a stadi avveniristici, contratti milionari, riflettori televisivi e tecnologie esasperate. Esiste...Se pensiamo allo sport contemporaneo, la mente corre subito a stadi avveniristici, contratti milionari, riflettori televisivi e tecnologie esasperate. Esiste tuttavia un’Italia sportiva che affonda le sue radici nella terra, profuma di storia e richiede una coordinazione, una forza e una precisione fuori del comune.
Parliamo del gioco del Ruzzolone, una disciplina atletica che attraversa i secoli e che oggi rappresenta uno sport a tutti gli effetti, regolamentato, competitivo e riconosciuto ufficialmente dal Coni. Questo sport di lancio unisce la destrezza fisica alla profonda conoscenza del territorio, configurandosi come una delle tradizioni atletiche più affascinanti della nostra penisola, capace di tramandarsi di generazione in generazione senza perdere il suo spirito originario.
Le origini di questa disciplina sono profonde e si intrecciano con le comunità rurali. Le prime testimonianze ci riportano all’epoca degli Etruschi, come dimostrano alcune raffigurazioni tombali, ma è tra il Medioevo e il Rinascimento che il gioco consolida la sua popolarità, trovando spazio nel Decameron di Giovanni Boccaccio e tra le riflessioni scientifiche di Galileo Galilei, affascinato dalle dinamiche fisiche del lancio. Inizialmente, i pastori e i contadini dell’Appennino tosco-emiliano utilizzavano come attrezzi delle forme di formaggio pecorino particolarmente stagionato, duro e compatto. Le sfide erano accese: la squadra o il singolo che vinceva la gara si aggiudicava la forma degli avversari come premio, trasformando il gioco in una competizione per la sussistenza.








