<p>La stella di Mediobanca si era da tempo appannata nella finanza italiana.

La scalata di Monte dei Paschi prima e i duri scontri nella governance di Siena poi avevano alimentato i dubbi sul futuro della merchant milanese.

La ripresa del risiko bancario con la discesa in campo di Intesa Sanpaolo ha però cambiato radicalmente il quadro: Piazzetta Cuccia è tornata al centro delle grandi manovre e si prepara a riacquistare una posizione chiave nei nuovi equilibri del credito italiano.</p><p>L'opas da 30,6 miliardi lanciata l'8 giugno da Intesa Sanpaolo su Mps ha proprio in Mediobanca l'obiettivo principale.

Carlo Messina lo ha detto con chiarezza: l'operazione consentirà di accelerare la crescita di Ca' de Sass «non solo nel wealth management e protection ma anche sul mondo del banking, del consumer finance e del corporate investment banking» con l'effetto di far «tornare grande Mediobanca».</p><p>Il significato industriale dell'opas è proprio questo: separare le attività tradizionali da quelle a maggiore valore aggiunto, concentrando nel nuovo gruppo Mediobanca il marchio e le competenze in Cib, private banking, asset gathering e credito al consumo.

Si combinerebbero così due modelli complementari: Mediobanca apporterebbe competenze nella consulenza finanziaria, nella finanza straordinaria, nei mercati dei capitali e nel credito al consumo attraverso Compass mentre sul lato Intesa, con Imi, si presidierebbero il settore del credito alle imprese e la rete internazionale. </p><p>Lo stesso approccio verrebbe esteso al wealth management, con l'integrazione del private banking e dell'asset gathering di Mediobanca con Fideuram e con le attività di asset management del gruppo.