Da quindici anni esercenti (poco meno di duemila) e distributori (tutti) si danno appuntamento a Riccione per Ciné. Ogni distributore presenta i titoli dei film che farà uscire, magnificando i risultati dell’anno precedente, auspicando nuovi successi, cercando di blandire gli esercenti che devono essere in qualche modo suggestionati dai film in attesa di arrivare in sala. Per questo è molto importante l’applausometro. Che non c’è materialmente come strumento di obsoleta tecnologia, ma è assolutamente decodificabile da tutti coloro che sono in sala. Ci sono titoli che suscitano un caloroso entusiasmo e che presumibilmente saranno i nuovi campioni del box office, quando l’entusiasmo è più flebile delude qualche speranza o conferma qualche dubbio, infine ci sono trailer e promo che si concludono di fronte a una sostanziale indifferenza con qualche applauso di cortesia. Poi però può anche succedere che tutto venga superato dalla realtà, il sussulto dell’esercito degli esercenti che si rivela per quel che è: persone, certo attente al business, ma anche alle vicende personali.

Due volte è successo durante Ciné, con due standing ovation, non per qualche attore o regista campione di incassi, bensì per persone venute a testimoniare tragedie e drammi personali. La prima volta è successo con Gino Cecchettin, padre di Giulia vittima di un orrendo femminicidio, che è venuto a raccontare perché abbia acconsentito che il suo dolore diventasse il film Se non torno domani, diretto da Paola Randi, suscitando fortissima commozione.