C’è la grande città densa di vita, di edifici, di pene; ce ne sono altre parallele predisposte per le vacanze e per l’ozio. Soprattutto dal Novecento, Roma ha un’anti-Roma nel Lido di Ostia, ma c’è anche una corona di luoghi di antica bellezza nell’entroterra, nei monti e nelle valli laziali. Sopra la Valle dell’Aniene, e sopra Subiaco, la città di San Benedetto, in una località montana quasi intatta viene costruito tra gli anni sessanta e settanta un nuovo centro abitato. È destinato agli sport invernali e allo sci. Ha successo e aspira a diventare una nuova «Cortina d’Ampezzo» non lontano da Roma, luogo di vita mondana e di ritrovo di cantanti, politici, attori, personaggi, campioni sportivi: Gina Lollobrigida e Claudio Villa accanto a Emilio Colombo e Palmiro Togliatti.
Ma c’è un aspetto interessante, mai considerato sinora e che Maurizio Giufrè porta in luce nel suo libro Livata la montagna di Roma (Tre Lune Edizioni, pp. 72, euro 15,00, con fotografie dell’autore).
Il nuovo insediamento è stato un campo di sperimentazione importante per l’architettura romana, che ha dovuto affrontare un tema sino ad allora poco o mai praticato, quello della costruzione in montagna. Sulle Alpi e in Europa ha avuto una sua storia complessa e ha dato vita a ricerche eterodosse, come quelle di Franco Albini e Carlo Mollino. Deve qui misurarsi con una tipologia che impone il mercato, quella dei grandi condomini e dei «residence». Ma ciascun edificio sorge diverso dagli altri, senza elementi in comune, in una babele che rivela la condizione frammentaria dell’architettura di oggi.









