<p>Una cassaforte di famiglia quasi dimenticata.
Dentro orologi, gioielli, pietre preziose che passano di padre in figlio.
Spesso, però, senza documenti che ne consentano la tracciabilità e che li rendono difficili da monetizzare o da dividere tra gli eredi.
In <strong>Italia</strong> ci sarebbero circa <strong>150 miliardi di euro</strong> in <strong>asset preziosi «dormienti»,</strong> in case e casseforti private, secondo una stima effettuata dalla società di consulenza specializzata <strong>Auctentic</strong> su dati <strong>Federorafi</strong> e <strong>Istat</strong>. <span contenteditable="”false”"> </span> </p> <p> </p> <p> </p> <p>Quando si ereditano beni preziosi «il primo passo non è la vendita ma la comprensione del<strong> valore reale,</strong> spesso diverso da quello percepito o stimato in ambito locale», spiega <strong>Dov Alter</strong>, ceo e cofondatore di Auctentic.
«Un diamante o un gioiello ereditato vanno<strong> analizzati nella loro interezza:</strong> caratteristiche gemmologiche certificate, documentazione disponibile e il contesto di mercato attuale, che è globale.






