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Il 20 giugno i partiti di maggioranza hanno depositato in Senato un disegno di legge sulla caccia, che era stato molto contestato dalle organizzazioni ambientaliste e animaliste ancora prima di essere presentato. Prima di diventare legge, il ddl dovrà essere discusso da due commissioni del Senato: l’ottava, che si occupa di ambiente e temi affini, e la nona, che tra le altre cose si occupa di industria, turismo e agricoltura, e poi dovrà essere approvato dalle aule parlamentari. Secondo 46 associazioni ed enti, tra cui il WWF, Legambiente, LIPU ed ENPA, il ddl favorisce troppo l’esercizio della caccia e danneggia la fauna selvatica, perché allungherebbe la stagione venatoria, aumenterebbe lo sfruttamento di singoli uccelli come esche per richiamarne altri e produrrebbe uno «svilimento della scienza e dei pareri di ISPRA», cioè l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Nel ddl ci sono in effetti alcune cose che avvantaggiano l’economia che gira attorno alla caccia. E il ruolo dell’ISPRA, che è un ente pubblico che dà assistenza tecnica alle autorità sulle questioni ambientali, viene sicuramente ridimensionato nelle decisioni che riguardano la caccia. Ma molti dei cambiamenti previsti non fanno altro che regolarizzare una serie di cose che i cacciatori fanno già da tempo, in deroga.