La notizia meriterebbe la prima pagina di giornali e TG e dovrebbe essere al centro del dibattito politico italiano. Ma sappiamo già che non sarà così. La Procura della Repubblica di Amburgo ha accusato il combattente ucraino Serhii Kuznetsov per gli attentati che, nel settembre 2022 nel mar Baltico, distrussero i gasdotti Nord Stream 1 e 2 che collegavano Russia e Germania. L’accusa gravissima è di crimine di guerra.

Facciamo particolare attenzione a questo: i crimini di guerra li commettono di solito i militari e gli Stati, quindi l’accusa nei confronti di colui che è considerato l’esecutore materiale degli attentati implica responsabilità ben più ampie. E infatti, ma solo Il Fatto Quotidiano dà il giusto risalto alla notizia: secondo la procura tedesca dietro il commando di sette persone guidato da Kuznetsov, che fece esplodere i gasdotti, c’è il vertice dello Stato ucraino.

Questa accusa è un fondamentale passo giudiziario, però sul piano politico si può già andare più avanti, perché è evidente che lo Stato ucraino può aver agito solo con la complicità della Nato e dei suoi servizi segreti. È infatti impensabile che la squadra di sabotaggio di Kiev sia potuta entrare nel Baltico, abbia potuto operarvi, abbia potuto fuggire dopo l’impresa, senza che i servizi segreti dei paesi occidentali, e degli Stati Uniti in particolare, fossero al corrente e consenzienti. La realtà è che la Nato e gli Stati Uniti hanno autorizzato e agevolato un crimine di guerra contro un paese dell’alleanza, la Germania.