Tutti continuano a chiamarlo Serhii K., con la sola iniziale del cognome, come da prassi in ogni tribunale in Germania, ma il nome completo è Kuznetsov. È l’ex ufficiale ucraino contro cui la procura federale tedesca ha formalizzato l’accusa di concorso in un crimine di guerra per il sabotaggio dei gasdotti sottomarini Nord Stream 1 e il gemello Nord Stream 2 (mai entrato in funzione), ossia le arterie energetiche che collegavano la Russia all’Europa.

L’ex soldato ucraino ha agito contro obiettivi civili, distruggendo infrastrutture e interrompendo i servizi pubblici tedeschi: dunque non si tratta più del reato di «sabotaggio anticostituzionale», come inizialmente ipotizzato, ma di crimine di guerra. Serhii K. – lo hanno scritto nero su bianco gli inquirenti tedeschi – ha agito per conto di entità statali ucraine. È inchiostro che pesa come macigni sulla solidarietà di Berlino verso Kiev, considerato il sostegno politico, militare e diplomatico che continua a garantire la Germania all’Ucraina dal primo anno di guerra.

L’America è sempre più lontana. Dall’Ucraina e dalla Nato

UNITÀ D’ÉLITE

Ben più noto di Kuznetsov è l’ex comandante in capo dell’esercito ucraino, oggi ambasciatore nel Regno Unito, Valery Zaluzhny. La ricostruzione della procura di Amburgo è netta: è stato delineato un «quadro chiaro di come un’unità militare ucraina d’élite abbia condotto gli attacchi sotto la diretta supervisione dell’allora comandante supremo dell’Ucraina». Per i tedeschi Kuznetsov, a capo della squadra responsabile dell’attentato, rispondeva ai comandi e agiva sotto la direzione dell’ancora oggi popolarissimo ex capo delle Forze armate, che pochi giorni fa ha riferito al Zelensky che lo sfiderà alle prossime elezioni (e non ha cambiato idea, nonostante la squadra presidenziale abbia provato a dissuaderlo).