Roma, 3 lug. (askanews) – Dal 7 giugno il D.Lgs. 96/2026 è legge: obblighi immediati per tutte le aziende, inversione dell’onere della prova in caso di contenzioso. Quasi la metà dei lavoratori italiani usa già l’AI, ma solo il 12% delle organizzazioni la integra strutturalmente. Il valore è nei dati. Peoplelink spiega perché chi li ha già strutturati è avanti su entrambi i fronti
C’è una data che molte aziende italiane hanno segnato in agenda: il 7 giugno 2026. Da quel giorno il Decreto Legislativo 96/2026, che recepisce la Direttiva UE 2023/970 sulla parità retributiva, è in vigore. Non è più una scadenza futura da preparare: è diritto vigente, con obblighi immediati per tutti i datori di lavoro, a prescindere dalla dimensione aziendale. La norma ridisegna in profondità il rapporto tra aziende e lavoratori sul tema della retribuzione, e introduce un meccanismo processuale che poche imprese hanno ancora compreso davvero: l’inversione dell’onere della prova. Capire cosa significa, e cosa richiede in termini di infrastruttura HR, è il punto di partenza per qualsiasi ragionamento strategico sul tema.
La norma, in concreto: cosa cambia dal 7 giugno Il D.Lgs. 96/2026 introduce obblighi su due piani distinti. Sul piano della selezione, ogni annuncio di lavoro deve indicare la retribuzione o la fascia retributiva prevista; è vietato chiedere ai candidati informazioni sulle proprie retribuzioni passate e le clausole contrattuali che impediscono ai dipendenti di condividere informazioni sullo stipendio con i colleghi sono nulle di diritto.







