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Redazione Salute

Pubblicato su Journal of Clinical Oncology uno studio a cui hanno contribuito ricercatori e clinici dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Dall'analisi di 533 recidive di neoplasie ematologiche dopo trapianto allogenico, identificati nuovi criteri per orientare la scelta del donatore e le terapie in caso di recidiva

Per molti pazienti con leucemie, il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta una delle principali possibilità terapeutiche. Tuttavia, la recidiva di malattia dopo il trapianto resta una delle cause più importanti di fallimento del trattamento. Ora uno studio internazionale del consorzio HLALOSS, pubblicato su Journal of Clinical Oncology, di cui è corresponding author il professor Luca Vago, responsabile dell’Unità di Immunogenetica, Genomica e Immunobiologia delle Leucemie, coordinatore della Disease Unit Leucemie Acute al Comprehensive Cancer Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato all’Università Vita-Salute San Raffaele, chiarisce perché alcune leucemie riescono a sfuggire al controllo del sistema immunitario del donatore e indica nuove strategie per prevedere questo rischio e scegliere in modo più mirato tanto il donatore quanto le terapie dopo la ricomparsa della malattia.Il lavoro, che ha visto la collaborazione dell’Unità di Immunogenetica, Genomica e Immunobiologia delle Leucemie, dell’Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e del CUSSB – University Centre for Statistics in the Biomedical Sciences dell’Università Vita-Salute San Raffaele, ha analizzato 533 recidive di neoplasie ematologiche dopo trapianto allogenico, raccolte in 27 centri di 7 Paesi.