Conferma la legittimità dell'articolo 12-bis, ritenendo proporzionate le pene da 20 a 30 anni per i casi più gravi di traffico di migranti con esiti mortali. La Corte costituzionale sottolinea che la norma tutela soprattutto vita e integrità fisica, prevedendo strumenti per modulare la pena nei confronti dei migranti-scafisti occasionali

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La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità dell'impianto sanzionatorio introdotto dal "Decreto Cutro", respingendo le questioni sollevate dal Gup del Tribunale di Siracusa sulla proporzionalità dell'articolo 12-bis del Testo unico sull'immigrazione. La sentenza n. 120, depositata oggi, ribadisce che la pena da 20 a 30 anni per i casi di morte o lesioni gravi conseguenti al favoreggiamento dell'ingresso irregolare non viola la Costituzione.

L'origine del caso e il quadro normativo

Il giudizio nasce da una traversata in cui un'imbarcazione con 34 migranti entrò in collisione con una motovedetta durante un soccorso causando tre morti e dieci feriti. Da qui il dubbio del giudice sulla severità dell'articolo 12-bis, introdotto nel 2023 dopo il naufragio di Cutro, che prevede pene elevate quando il favoreggiamento dell'ingresso irregolare provoca eventi mortali o lesioni gravi.